Nella mattinata di oggi la Guardia di Finanza e la Squadra mobile di Reggio Emilia, su delega della Direzione Distrettuale Antimafia locale, hanno eseguito un arresto in carcere ed un ordine di esibizione documentazione, con le accuse di trasferimento fraudolento di valori, aggravato dalla finalità di agevolare la ‘ndrangheta emiliana.

L’operazione “Ten”
Colpito dalla misura un soggetto ritenuto un esponente di una cosca locale, quella degli Arabia, mentre il sequestro preventivo riguarda una società ed il relativo patrimonio aziendale. Indagato a piede libero un secondo soggetto.
L’operazione, condotta con la Polizia per gli aspetti tipicamente criminali e dalle fiamme gialle per quelli patrimoniali e economico-finanziari, costituisce il seguito di una più ampia vicenda già oggetto dell’operazione denominata “Ten”, che nel marzo dell’anno scorso aveva portato a sei arresti per associazione mafiosa e altro a un sequestro del valore di oltre 300 mila euro a fronte di presunte operazioni di falsa fatturazione per circa 1,8 milioni di euro.
Secondo gli inquirenti l’indagine avrebbe fatto emergere, in particolare, una consistente frode fiscale avvenuta tramite una articolata architettura di società con compagini apparentemente diverse ed operanti in vari settori (dal noleggio senza conducente, all’edilizia e ai servizi connessi), tutte considerate di fatto riconducibili ai giovani “rampolli” della famiglia ‘ndranghetista, dediti all’emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

Le “tecniche” mafiose
Nell’alveo della cosca emiliana, si sarebbe quindi appurate l’esistenza e l’operatività di un gruppo di soggetti che gestivano aziende commerciali con condotte tipicamente mafiose.
In pratica avrebbero usato la violenza e l’intimidazione per imporre le proprie volontà, anche con l’uso delle armi, ad esempio in caso di conflitti e contrasti o per ottenere il pagamento di crediti propri o altrui.
La prosecuzione delle investigazioni – che hanno portato alle misure di oggi – avrebbe portato a raccogliere nuovi e preziosi elementi sul permanere dell’operatività della struttura ‘ndranghetista attraverso la costituzione di una nuova società di noleggio di veicoli e ubicata nella provincia di Reggio Emilia.

L’azienda e il prestanome
Per nascondere il patrimonio a possibili misure di prevenzione, la titolarità della nuova azienda si sospetta sia stata attribuita fittiziamente ad un prestanome compiacente, ovvero alla moglie di uno dei soggetti indiziati di appartenere alla cosca, e che, da detenuto nella casa circondariale di Vicenza, ne sarebbe stato invece il titolare occulto, garantendo in questo modo la prosecuzione della gestione degli interessi economici del sodalizio emiliano.
Nella mattinata di oggi, così, è scattata la notifica dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del soggetto che è già detenuto e si è dato corso al sequestro dell’intera società e di tutti gli elementi presenti nel patrimonio aziendale (crediti, articoli risultanti dall’inventario, beni strumentali, denominazione aziendale, avviamento, ecc.), delle quote societarie, dei conti correnti, e di tutte le autorizzazioni all’esercizio dell’attività concesse dalle autorità competenti.






























