Il mercato dei cereali si accende a causa di un duro scontro istituzionale legato alla trasparenza dei prezzi. Al centro della polemica si trova la Commissione Unica Nazionale per il grano duro, l’organismo incaricato di stabilire i valori indicativi per il settore agricolo. La Coldiretti ha sollevato un pesante atto di accusa, segnalando un presunto comportamento anomalo durante le trattative di mercato. Secondo l’associazione dei coltivatori, il rappresentante di Confcooperative avrebbe proposto ribassi delle quotazioni persino più drastici rispetto a quelli richiesti dagli stessi industriali.

L’accusa formale
Questa presa di posizione ha spinto l’organizzazione a formalizzare la protesta inviando una lettera ufficiale al ministro Francesco Lollobrigida.
Nel documento viene chiesta l’esclusione del commissario, descrivendo il suo atteggiamento come più simile a quello di un compratore che a quello di un venditore.
“Nel suo comunicato il presidente di Confcooperative agroalimentare e pesca Raffaele Drei parla dei massimi sistemi, ma non risponde su un punto: il conflitto di interessi” attacca duramente la nota dei coltivatori, rivendicando la necessità di proteggere la trasparenza del comparto cerealicolo nazionale.

La difesa del reddito
La replica della controparte non ha tardato ad arrivare, ma le smentite sono state giudicate insufficienti e ipocrite dalla sigla agricola. Per la Coldiretti, il comportamento contestato sarebbe ampiamente documentabile attraverso le testimonianze dirette degli altri commissari e i verbali ufficiali delle sedute.
La Commissione Unica Nazionale era stata fortemente voluta proprio per porre un argine alle speculazioni selvagge e per difendere il reddito reale degli agricoltori dalle turbolenze e dalle opacità dei grandi attori globali.
































