La Procura Generale di Reggio Calabria ha concluso la sua requisitoria nel processo d’Appello noto come Gotha, chiedendo la condanna dell’ex senatore di Forza Italia, Antonio Caridi. Una richiesta che se accolta ribalterebbe l’esito del primo grado di giudizio, nel quale l’ex parlamentare era stato assolto dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Il livello invisibile
Il processo si sta celebrando davanti alla Corte d’Appello e rappresenta un momento cruciale nel tentativo di fare luce sulla presunta componente riservata che, secondo l’accusa, sarebbe al vertice della ‘ndrangheta e capace di influenzare la politica negli enti pubblici.
Il dibattimento trae origine da un vasto lavoro investigativo che ha portato alla riunificazione di diverse inchieste: Mamma Santissima, Reghion, Fata Morgana, Alchimia e Sistema Reggio.

L’obiettivo di queste indagini, confluite nel processo Gotha, è svelare il cosiddetto “livello invisibile” della criminalità organizzata reggina, in grado di dettare gli indirizzi politici.
La Direzione Distrettuale Antimafia dello Stretto ha presentato ricorso contro l’assoluzione di Caridi in primo grado, dove il Tribunale aveva sostenuto che non vi fossero elementi sufficienti dalle intercettazioni per dimostrare la sua partecipazione alla struttura riservata della ‘ndrangheta.
I giudici di primo grado avevano inoltre ritenuto i riferimenti a Caridi fatti dai pentiti “tutti generici e privi di circostanze specifiche idonee ad individuare il ruolo specifico che il politico avrebbe svolto all’interno delle singole famiglie criminali”.
Le altre richieste
La requisitoria, condotta dai magistrati Giuseppe Lombardo, Stefano Musolino, Sara Amerio e Francesco Tedesco, ha portato anche ad altre richieste.
In particolare, la conferma delle condanne emesse in primo grado per molti degli imputati eccellenti. Tra questi figurano l’ex parlamentare del Psdi, Paolo Romeo (condannato a 25 anni di reclusione), l’ex assessore e sottosegretario regionale Alberto Sarra (13 anni), il sacerdote di San Luca, Don Pino Strangio (9anni e 4 mesi), l’avvocato Antonio Marra (17 anni) e il commercialista Giovanni Zumbo (3 anni e 6 mesi).
Sono state registrate solo due eccezioni: la richiesta di prescrizione per un reato minore per uno degli imputati e la riduzione di un anno della pena per un altro.
I prossimi passaggi
Con la conclusione della requisitoria della Procura Generale, il testimone passa ora alle difese. Nella prossima udienza inizieranno le arringhe dei legali degli imputati.
L’articolato dibattimento d’Appello è destinato a protrarsi ancora per alcuni mesi, con la sentenza della Corte d’Appello attesa per i primi mesi del 2026.































