L’abbattimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie costituisce una priorità per il Servizio Sanitario Nazionale. Secondo la deliberazione approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti, coordinata dal relatore Giampiero Pizziconi e presieduta dal presidente aggiunto Massimiliano Minerva, nel periodo compreso tra il 2022 e il 2028 i fondi statali destinati alla riduzione delle liste d’attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro.
Nel quadriennio 2022-2025, a fronte di risorse assegnate per 1,845 miliardi, ne risultano spesi circa 1,58 miliardi. La magistratura contabile rileva come l’incremento della spesa non abbia prodotto risultati sempre proporzionati, lasciando irrisolte varie criticità organizzative e gestionali.

La situazione in regione
In Calabria, in particolare, la gestione delle risorse finanziarie e dei servizi sanitari evidenzia ritardi strutturali significativi. Per l’anno 2022, a fronte di una quota di riparto di 15.718.900 euro, la regione ha utilizzato 10.755.148 euro, lasciando inutilizzati 4.963.752 euro.
Nel 2023, su 11.439.621 euro assegnati, ne sono stati spesi 10.166.233 euro (con un residuo non speso di 1.273.388 euro). Nel 2024 la quota spesa si è attestata a 8.624.991 euro su 15.860.644 euro finalizzati, lasciando inutilizzati 7.235.653 euro.
Per l’annualità 2025, a fronte di 13.224.754 euro stanziati, le risorse impiegate sono state pari a 10.211.231 euro, con un ammontare non utilizzato di 3.013.523 euro.
Sul fronte delle prestazioni erogate nei fine settimana e in orario prolungato ai sensi del Decreto Legge 73 del 2024, la Calabria ha rendicontato un totale di 98.950 servizi erogati.

L’Italia disomogenea
Il panorama nazionale si presenta disomogeneo. Regioni come Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia mostrano la capacità di impiegare la totalità delle risorse assegnate nel 2024 e nel 2025.
Al contrario, contesti regionali come la Sardegna presentano quote di mancato utilizzo toccanti il 100% per il 2024, mentre la Basilicata ed il Molise hanno registrato percentuali di non utilizzo rispettivamente del 44% e del 41%.
Per quanto riguarda il monitoraggio dell’indicatore di garanzia nei tempi per le prestazioni di classe B, la Calabria si attesta su valori pari a 92,57% nel 2022, 92,44% nel 2023 e 92,66% nel 2024, posizionandosi in una fascia medio-alta ma priva del punteggio totale causa la mancata validazione di specifici requisiti informativi.

Le tutele dei cittadini
L’applicazione dei meccanismi di garanzia e di responsabilità disciplinare e contabile previsti dal Decreto Legislativo 124 del 1998 appare estremamente limitata a livello nazionale.
La possibilità per l’assistito di ricorrere alle prestazioni in attività libero-professionale intramuraria con costi a carico del Servizio Sanitario Regionale è rimasta in gran parte inattuata.
In Calabria, questo percorso di tutela è stato attivato una sola volta nel corso del 2025 presso l’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia per una prestazione gastroenterologica.
Riguardo al blocco delle prenotazioni, la regione Calabria ha dichiarato di non aver comminato sanzioni ai direttori generali nel 2025, laddove solo la regione Basilicata ha notificato ordinanze di ingiunzione da 1.500 euro a tre vertici aziendali.

Riforme e prospettive
Il quadro delineato dal Decreto Legge 73 del 2024 mira ad introdurre un modello di governance basato sulla Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa, gestita da Agenas, e sul Modello Nazionale di Classificazione e Stratificazione della Popolazione.
La Corte dei Conti evidenzia come la reale efficacia delle misure dipenda dall’interoperabilità dei sistemi informativi, dal superamento del blocco sulle assunzioni del personale specialistico e dal completamento della riforma della sanità territoriale prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal Decreto Ministeriale 77 del 2022.




























