Sequestrato bar a Catanzaro per truffa

in Cronacaprovincia di Catanzaro
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Nella mattinata odierna, in esecuzione di un’Ordinanza di Applicazione di Misure Cautelari Reali, ex art. 321 e segg. c.p.p., disposta dal Giudice per le Indagini preliminari presso il Tribunale di Catanzaro, dott.ssa Abigail Mellace, personale del Commissariato di P.S. di Catanzaro Lido ha proceduto al Sequestro Preventivo del Bar sito in Catanzaro (Sala), via della Stazione n. 66.

L’attività investigativa, coordinata dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Carlo Villani, che ha richiesto al G.I.P. la misura cautelare del Sequestro Preventivo del bar, e condotta dagli agenti del Commissariato di P.S. di Catanzaro Lido, ha attenzionato una continuata serie di truffe, perpetrate tra il 2006 ed il 2010 ai danni di giovani avventori dello stesso bar, e si è conclusa con il rinvio a giudizio del gestore del Bar, Nicola Paonessa, settantenne.

Gli investigatori hanno accertato che, secondo un ormai collaudato e costante “modus procedendi”, l’indagato, approfittando della favorevole ubicazione del bar, ubicato proprio di fronte all’Ufficio di Collocamento, notoriamente mèta di giovani in cerca di occupazione, dopo aver individuato, fra gli avventori del suo bar, i malcapitati di turno, con modo affabile li avvicinava, si interessava ai loro problemi personali ed economici e, quindi, offriva loro di lavorare alle sue dipendenze, proponendo loro allettanti condizioni economiche. Una volta carpita la buona fede dei suoi giovani interlocutori, con la promessa di imminenti ed invidiabili sistemazioni, con grande disinvoltura chiedeva agli stessi l’immediato versamento di svariate somme di denaro, anche in più soluzioni, che mediamente andavano dai 200 ai 1.000 euro, con il pretesto che le medesime occorrevano per avviare con urgenza le pratiche dell’assunzione e per effettuare le visite mediche e gli esami clinici necessari per l’instaurazione del rapporto di lavoro, cui spesso le giovani vittime si sono effettivamente sottoposte, presso ignari Laboratori di Analisi.

I prospettati rapporto di lavoro, però, non si sono mai perfezionati ma, per tutti, sono solamente stati una tragica illusione per i giovani in cerca di occupazione. Non sono mancati casi in cui, per le dazioni di denaro, sono anche steste coinvolti familiari delle vittime. Per quanto accertato dagli investigatori, la somma più cospicua versata da una delle giovani vittime, e di suoi familiari, ammonta a 4.000 (quattromila) euro.

Nel corso dell’indagine, è emerso che i piani truffaldini dell’indagato sono anche stati l’occasione per perpetrare azioni di violenza sessuale a carico di alcune delle vittime, indotti con la promessa di somme di denaro ed altri beni di consumo ad erogare prestazioni o a subire, contro la loro volontà, atti invasivi della libertà personale.

Le risultanze investigative hanno comprovato che un gran numero di ragazzi, negli anni, è rimasto vittima delle manovre di adescamento dell’indagato il quale, approfittando dell’ubicazione strategica del Bar, che gli consentiva di conoscere con facilità molti giovani disoccupati che, proprio nell’occasione della consumazione di una tazza di caffè, tendono a confidarsi con chi, apparentemente, si mostrava loro come persona disponibile dapprima ad ascoltare i loro problemi e, poi, a prospettare un’inaspettata risoluzione.

Il Bar è, pertanto, stato sequestrato perché considerato dall’Autorità Giudiziaria lo strumento del quale l’indagato si è sistematicamente servito per portare a compimento i suoi propositi criminali e per consumare le sistematiche operazioni truffaldine. Il tutto ai danni di giovani accuratamente selezionati tra quelli che, uscendo dall’Ufficio di collocamento, apparivano a lui più fragili e vulnerabili e, quindi, più facilmente raggirabili. Di qui la necessità di sottrarre all’indagato il bar, che è il bene la cui disponibilità consente all’indagato di continuare a perpetrare il proprio reato.

Nel corso dell’attività gli Agenti del Commissariato, su disposizione del Sostituto Procuratore dott. Villani, hanno inoltre proceduto ad una perquisizione dei locali del bar, procedendo al sequestro di documentazione utile al prosieguo delle indagini ed anche per risalire ad ulteriori probabili vittime.

Di grande evidenza, a dimostrazione che il disegno criminoso è tuttora in corso, è che all’atto delle operazione di p.g. presso il bar, oltre all’indagato, erano presenti due giovani, un maschio ed una donna che, da circa un paio di mesi il primo e da quindici giorni la seconda, prestavano la propria attività lavorativa nel bar alle dipendenze del Paonessa ma, non solo non erano mai stati retribuiti, avevano già consegnato al “datore di lavoro”, sempre dietro la promessa di regolarizzazione dell’assunzione, somme di denaro comprese tra 200 e 300 euro. Peraltro il primo, di nazionalità albanese, si era addirittura fatto spedire i soldi dall’Albania, dai propri familiari.

Le vittime, sino ad ora accertate dagli investigatori, sono circa 30. Ma sono poche quelle che spontaneamente si sono recate presso gli uffici di polizia per sporgere denuncia. Le altre sono state individuate grazie alla sapiente opera di ricostruzione di fatti e circostanze tali da permettere agli investigatori di svelare quella che è stata l’effettiva sistematicità del reato. Considerato che la tipologia del reato di truffa determina, nella vittima, una scarsa propensione alla denuncia, per il senso di frustrazione che esso genera, gli investigatori ritengono che il numero dei truffati sia ancora maggiore e, a tal fine, si invitano, tutti coloro i quali son caduti nella rete del truffatore, a denunciare quanto subìto.

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