Sabato 10 gennaio, alle 10.30, nel Cenacolo dell’I.T.T.S. “E. Scalfaro” di Catanzaro sarà inaugurata “Storie di stra‑ordinaria normalità”, una mostra che raccoglie racconti, sguardi ed emozioni di bambini, adolescenti e giovani adulti in cura nel reparto di Ematoncologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero‑Universitaria “Renato Dulbecco”.
L’esposizione, che proseguirà con le visite guidate al Palazzo delle Esposizioni “Ex Stac”, nasce dal progetto “Libera‑mente”, pensato per trasformare i luoghi di cura in spazi di vita, relazione e creatività condivisa.
Promossa con il sostegno del Commissario straordinario Simona Carbone, in collaborazione con ACSA & STE ETS guidata da Giuseppe Raiola, la rassegna gode del patrocinio di numerosi enti sanitari, accademici e istituzionali, dall’AIEOP al Comune di Catanzaro e al Comitato regionale Unicef Calabria.
A guidare il percorso sono la psicologa e psicoterapeuta Ilenia Sabato, che ha curato la dimensione emotiva e relazionale, e la filologa Noemi Doria, che ha lavorato con i ragazzi sull’uso delle parole e sulla costruzione narrativa, affiancate dall’artista Fabio Mazzitelli e dall’allestitrice Valentina Ionà.
Le opere, nate all’interno del reparto e curate in prima persona dagli adolescenti, custodiscono emozioni e vissuti personali dietro ogni tela e scatto, con una forte presenza del linguaggio fotografico scelto per raccontare frammenti di quotidianità. Il percorso è pensato come esperienza immersiva: attraverso QR code posti accanto alle opere, il pubblico può ascoltare direttamente le voci di bambini, ragazzi e famiglie, seguendo un modello scientificamente validato per esplorare le reazioni emotive agli eventi critici come tappe trasformative della vita.
Saranno gli stessi giovani pazienti a fare da guide lungo il percorso espositivo, illustrando le diverse sale e presentando al Cenacolo il cammino che ha portato alla nascita di “Libera‑mente” e della mostra. La dottoressa Sabato rivolge un ringraziamento al Commissario Carbone, alla direttrice del reparto Maria Concetta Galati, a Raiola, alla dottoressa Galea e a tutti i professionisti coinvolti, oltre che a Doria per il lavoro sulle narrazioni e all’agenzia Join, che cura la comunicazione del progetto.






























