Strozzati dall’usura, denunciano: smantellata rete tra Calabria e Sicilia

in Cronacaprovincia di Reggio Calabria
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Una complessa operazione condotta dalla Guardia di finanza di Villa San Giovanni e dalla Squadra mobile di Reggio Calabria ha smantellato una pericolosa rete dedita all’usura e all’estorsione. Il provvedimento, emesso dal Gip su richiesta della Procura diretta da Giuseppe Borrelli, ha colpito otto persone tra misure cautelari e interdittive.

I metodi spietati

Le indagini sono nate dalle denunce coraggiose di una vittima e dei parenti di un altro soggetto soffocato dai debiti, svelando un sistema criminale che operava tra la Calabria e la Sicilia. Oltre agli arresti, è scattato un sequestro preventivo di oltre 150 mila euro, considerato il profitto illecito accumulato dai presunti aguzzini.

Il modo d’agire del gruppo sarebbe stato spietato. Approfittando dello stato di bisogno di persone con forti esposizioni debitorie, gli indagati avrebbero proposto prestiti a tassi folli o mediazioni per ottenere mutui bancari, chiedendo compensi tra un terzo e la metà del capitale finanziato.

“Ti affogo, ti sparo…”

Quando le vittime non riuscivano più a pagare, scattavano minacce di morte agghiaccianti come “ti affogo”, “ti sparo” o “se denunci io ti ammazzo”.

In un episodio particolarmente macabro, uno degli usurai avrebbe pubblicato su Whatsapp il manifesto funebre di una delle vittime ancora in vita.  Le persecuzioni avrebbero poi incluso anche violenze fisiche, l’incendio di automobili e l’uccisione di animali domestici.

I ruoli familiari

L’inchiesta avrebbe messo in luce un coinvolgimento attivo delle mogli dei principali indagati. Secondo gli inquirenti, le donne non sarebbero restate a guardare, ma avrebbero fornito un supporto morale e materiale, esercitando pressioni psicologiche sulle consorti delle vittime e suggerendo ai mariti strategie per eludere le investigazioni.

Per loro è scattato il divieto di avvicinamento alle persone offese mentre altri due soggetti, finiti ai domiciliari, sono sospettati di aver aiutato i capi della banda nel rintracciare i debitori in fuga, mettendo a disposizione competenze tecnologiche per monitorarli costantemente.

I complici istituzionali

L’aspetto più inquietante dell’indagine riguarda il presunto coinvolgimento di due appartenenti alle Forze dell’ordine e alle Forze armate.

Ora sospesi dal pubblico ufficio per un anno, avrebbero collaborato con gli usurai dietro compenso: abusando del loro status, avrebbero effettuato appostamenti e fornito illegalmente agli indagati strumentazione tecnica sofisticata, come microcamere e rilevatori Gps, normalmente in dotazione esclusiva alle istituzioni, per dare la caccia alle vittime.

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