“Turni massacranti e salari a rischio” negli appalti Asp: esplode la protesta

in Saluteprovincia di Reggio Calabria
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Sale la tensione a Reggio Calabria, dove l’Usb Lavoro Privato ha aperto formalmente lo stato di agitazione per il personale della Coopservice. Si tratta delle lavoratrici e dei lavoratori che si occupano delle pulizie nelle strutture dell’Asp provinciale, finiti in un vortice di turni ritenuti massacranti e nell’incertezza salariale. Una situazione talmente critica che il sindacato ha già attivato la seconda fase delle procedure di raffreddamento previste dalla Legge 146 del 1990, chiedendo un incontro urgente in Prefettura. Senza risposte concrete, il passo successivo sarà inevitabile: lo sciopero generale “per rivendicare dignità e rispetto”.

Il riposo cancellato

Tutto ha avuto inizio a settembre 2025, quando una nuova organizzazione del lavoro ha investito i reparti h24 dell’ospedale di Polistena. Nei settori più delicati, come il pronto soccorso e la sala operatoria, il diritto al riposo settimanale sarebbe diventato un miraggio.

Le testimonianze raccolte dall’Usb descrivono mesi interi con appena uno o due giorni di distacco totale dal presidio. Per il resto del tempo, i turni avrebbero costretto lavoratrici a tornare in ospedale ogni giorno, anche solo per poche ore, annullando di fatto il confine tra vita privata e dovere professionale.

Donne e madri che si sarebbero così ritrovate con il tempo familiare azzerato e la salute psicofisica messa a dura prova da una disponibilità permanente.

Nel cuore della notte

Dopo mesi di silenzio aziendale e denunce sindacali “rimaste inascoltate”, la Coopservice ha finalmente modificato le turnazioni ad aprile, ma la soluzione appare al sindacato peggiore del problema.

La Sigla sostiene che il nuovo modello, imposto senza un accordo, ha ridotto le ore da 8 a 6, fissando però il cambio turno alla mezzanotte.

Una scelta che costringerebbe le dipendenti a entrare o uscire dal presidio di Polistena nel cuore della notte, spesso da sole, in un contesto già segnato da furti e atti vandalici.

Oltre al rischio per la sicurezza, si profila un danno economico: meno ore significa perdere quel salario supplementare che da anni integrava stipendi già miseri.

La trappola degli appalti

Secondo l’Usb, questa vertenza non sarebbe un caso isolato ma la fotografia di un sistema di appalti basato sul massimo ribasso e che “continua a produrre sfruttamento”, denunciano i rappresentanti dei lavoratori, sottolineando come “il profitto aziendale poggi troppo spesso sulla compressione dei diritti fondamentali”.

La battaglia di Reggio Calabria diventa così un simbolo nazionale contro le “esternalizzazioni selvagge“. Il sindacato promette di non accettare punizioni o isolamenti per chi ha avuto il coraggio di denunciare, ribadendo con forza che non si può “continuare a fare margine sulla pelle di chi lavora”.

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