Un ponte tra Reggio Calabria e Reggio Emilia: al Museo diocesano il dipinto di San Prospero

in Attualitàprovincia di Reggio Calabria
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Un filo invisibile, lungo oltre un secolo, torna a unire il nord e il sud nel nome dell’arte e della solidarietà. Reggio Emilia celebra in questi giorni il recupero della memoria legata a un’opera straordinaria appartenente alle collezioni del Museo diocesano di Reggio Calabria: la Visione di San Prospero.

La storia

Il dipinto, realizzato nel 1910 dal pittore reggiano Cirillo Manicardi, fu commissionato da monsignor Emilio Cottafavi, inviato da Pio X in Calabria all’indomani del devastante terremoto del 1908 per coordinare i soccorsi e la ricostruzione.

Il sisma del 1908 aveva raso al suolo gran parte degli edifici sacri calabresi. In quel contesto di macerie, monsignor Cottafavi non si limitò all’assistenza materiale, ma volle ricostruire l’anima della comunità edificando chiese baracche e istituti.

Su una collina della città sorse una chiesa dedicata a San Prospero, patrono di Reggio Emilia, per la quale Manicardi dipinse la tela dell’altare maggiore.

L’opera ritrae il Santo in ginocchio sulle rovine di Reggio Calabria, con le insegne vescovili e gli stemmi delle due città gemellate dal dolore e dalla speranza.

L’oblio

La storia del dipinto è segnata da eventi rocamboleschi. Nel 1920 un incendio distrusse la chiesa di San Prospero, ma l’opera fu tratta in salvo da don Felice Cribellati, collaboratore di don Luigi Orione, che allora dirigeva l’orfanotrofio locale.

Trasferito in una tipografia, il quadro rimase visibile fino agli anni cinquanta, per poi scomparire nel nulla.

Solo grazie alla tenacia di monsignor Antonino Denisi e del professor Franco Arillotta, l’opera è stata individuata decenni dopo in un’abitazione privata e recuperata nel 2021 dai Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza.

Il restauro

Il recente restauro, sostenuto dal Gruppo Credem, ha svelato dettagli iconografici preziosi che arricchiscono il significato simbolico della tela.

“Al racconto condiviso si aggiungerà l’invito a scorgere due eteree fanciulle in atto di abbracciarsi”, icone delle due città che si sostengono nel momento della prova.

Questo progetto culturale, intitolato San Prospero un ponte tra due comunità, ritesse le relazioni tra la Diocesi di Reggio Calabria Bova e quella di Reggio Emilia Guastalla, ricordando come la solidarietà di monsignor Cottafavi sia ancora oggi un esempio attuale di unità nazionale.

La memoria

Il dipinto, che nei prossimi mesi tornerà a essere esposto permanentemente nel Museo diocesano reggino, continua a essere uno strumento educativo per studenti e visitatori.

La sua vicenda testimonia come il patrimonio culturale ecclesiastico non sia solo un insieme di oggetti preziosi, ma un frammento di storia religiosa e civile capace di stimolare il dialogo e l’integrazione tra generazioni diverse.

Un ponte ideale che, partendo dalle macerie di un secolo fa, continua a connettere persone e comunità attraverso il linguaggio universale della bellezza.

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