CAMBIO | Gigi Meduri in manette. La fine ingloriosa di un politico di tutto rispetto

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Retweet > Le primarie rappresentano uno strumento prezioso per la democrazia sostanziale di questo paese. I democratici davvero che fanno riferimento al presidente Rosy Bindi sono fortemente impegnati a sostegno della candidatura di Pierluigi Bersani in quanto, non solo segretario del pd, ma artefice di un processo politico che intende portare ad una alleanza tra progressisti e moderati per il bene dell’Italia. Questa ambizione ha bisogno del sostegno di tanti. Lo dichiara Luigi Meduri componente assemblea nazionale del pd, ex presidente di giunta regione Calabria ed ex sottosegretario del Governo Prodi. < Dichiarazione Stampa apparsa su ZOOMSud

di Vito Barresi| Direttore di Cambio Quotidiano Social Online

Il fumus su Gigi con quel suo modo un pò Gagà che sapeva tutto di tutti e controllava i polli nel pollaio della Margherita e dei Ds, della vecchia Democrazia Cristina e del Pci calabrese, insomma il ‘sancta sanctorum’ di un risaputo modo di far politica dove tutti sono illibati come escort di gran lusso che si consumano anche a soldo pubblico ma comunque (cuore che non vede occhio che non duole) lontano dai poveri calabresi che mangiavano a pane e lavoro, c’era da anni. Ma solo frittole, fandonie, le solite cazzate degli avversari politici come dicono in quella putrescente e verminosa realtà della politica calabrese dove alberga il vizio di ammassare mazzette. Luigi non era di questi, pezzo superiore che seppe divincolarsi dalle acque agitate del dopo Prima Repubblica, ricordando solo molti decenni dopo che fu allevato in quella fucina democristiana calabrese, che ora a dire il vero storico fa molta ma molta più bella figura rispetto ai suoi eredi o sedicenti tali. Misasi lo teneva un a debita distanza forse perchè ne scorgeva i tratti di un personaggio alquanto vanesio che ostentava sufficienza senza per altro avere più di tanto, se non sotto la normilinea, doti di eleganza e raffinatezza. Meduri in manette, povero lui che finisce dalla stelle alle stalle, fu prima damerino delle coorti democristiane, poi bellimbusto sulla scena di una realtà reggina dilaniata dalle fioriere d’oro che, come si legge nel ponderoso saggio Storia della Regione Calabria da Guarasci a Scopelliti, continua ancora per i posteri e a futura memoria ad essere indagata da cima a fondo per le nefandezze di un ceto politico endogamico, castale e chiuso come qualcos’altro che si capisce, ancora attualmente imperante all’ombra di Renzi.

Di Luigi Meduri, il presidente del ribaltone con il quale disarcionò senza alcun pudore politico la giunta di centro destra del professor Nisticò già si era vociferato in anni ormai lontani a seguito di una inchiesta su tangenti varie, assunzioni clientelari e parcelle che il pool di Tangentopoli da Milano aveva svolto con i magistrati di Reggio Calabria. Ma per sua fortuna non se ne fece niente. Anzi le sue quotazioni politiche salirono a tal punto da essere scelto da Romano Prodi come sottosegretario in uno dei suoi governi.

Una vicenda giudiziaria scaturita da un’iniziativa dalla Dda di Reggio Calabria sulla base di una specifica denuncia in cui si sosteneva l’esistenza di un comitato di affari. Poi venne il caso Fortugno, le telefonate registrate, raccontate al cronista del Corriere della Sera da un altro Presidente della Regione, laddove il Meduri, in sella al suo sottosegretariato alle Infrastrutture a titolo di Margherita, definiva Agazio Loiero un «cretino» mentre parlava al telefono con quello poi si seppe mandante dell’omicidio del vicepresidente del consiglio regionale, cioè Domenico Crea. «Del “cretino” a me e dell’ “idiota” al povero Fortugno. Vede, io sono contrario alla diffusione indiscriminata delle intercettazioni telefoniche, tuttavia le conversazioni tra Crea e Meduri mettono bene a fuoco un contesto di vincoli, di allusioni, di comparaggio allucinante. Qui sta la vera colpa della Margherita, del delegato nel territorio e di chi ancora si basa sul vecchio sistema delle tessere. Meduri non ha grandi voti: spingeva Crea perché gli fortificava il collegio e, purtroppo, qualcuno a Roma raccoglieva quei discorsi».

La carriera politica di Gigì Meduri che continuava nonostante la sua bella età adesso è stata fermata dai giudici. Dovrà abituarsi a cambiare aula. Non più quella di Montecitorio ma di un tribunale.

CambioFonti

Foto Consiglio Regionale della Calabria Luigi Meduri- Giuseppe Bova

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