Nel linguaggio popolare c’è un’espressione che riassume con efficacia il modo in cui la nostra comunità interpreta e vive i propri disagi. “Tutto a posto e niente in ordine” (da pronunciare tutto d’un fiato) è un ossimoro che a queste latitudini diventa un claim efficacissimo per definire sventure e stati d’animo collettivi. Da cui trasuda una punta di amara rassegnazione.
» di Gianfranco Bonanno
Per salutare la fine (o meglio, la pausa) delle sofferenze idriche di questi giorni, l’edizione digitale del Crotonese ha scelto l’immagine di un operaio con il pollice alzato, a indicare che “è tutto a posto”. La comunicazione ufficiale del Consorzio di bonifica, rilanciata sulle pagine social del Comune, precisa che la riparazione è stata effettuata dopo “soli” due giorni di interruzione del servizio.

Crotone a secco. Condotta riparata, dalla tarda serata rubinetti aperti
Come una pianta rinchiusa in vaso si coltiva memoria senza radicarsi nel presente
In questo florilegio comunicativo – dove sarebbe bastato dire che la riparazione è avvenuta in anticipo sui tempi previsti – l’unico soggetto che merita davvero un attestato pubblico è l’operaio, giustamente soddisfatto per aver alleviato, insieme ai colleghi, le pene della collettività.
Un velo pietoso, invece, su chi ha tentato di camuffare l’inefficienza del Consorzio di bonifica, il più esteso d’Italia, con una locuzione che suona come una beffa.
Inutile analizzare le cause di quest’ennesimo disservizio: sono troppo datate e con responsabilità diffuse. Siano tuttavia consentite due osservazioni critiche, espresse in ordine rigorosamente causale.
La prima riguarda la “madre” di tutte le criticità, ovvero quella comunità che preferisce riversare la propria indignazione negli sfoghi social, incapace di un minimo sussulto di protesta organizzata: un atteggiamento sterile e supino, indifferente a ogni forma di tutela collettiva dei diritti sociali, che si nutre di un passato millenario ma ne ignora il valore culturale autentico. Come una pianta che resta rinchiusa in vaso, coltiva memoria senza radicarsi nel presente.

Governare oggi è più complicato, anche per una distorsione della funzione politica
La seconda osservazione è rivolta ai “figli”: le amministrazioni pubbliche, espressione della mentalità dominante, e gli enti chiamati a garantire l’efficienza delle infrastrutture e dei servizi pubblici (oltre all’acqua, nella lista vanno a pari merito rifiuti e viabilità urbana).
È vero che governare oggi è più complicato rispetto al passato, anche per una distorsione della funzione politica. Ma l’unica via per uscire dalle marginalità e costruire senso civico e responsabilità condivise passa per una visione alta della città, fatta di sensibilità culturale e progettualità coraggiosa.
I terreni aridi vanno prima irrigati, poi seminati con progetti che tracciano un nuovo orizzonte. Chi si accontenta del facile consenso può ottenere risultati immediati, ma si troverà sempre buchi da tappare.































