L’europarlamentare ed ex candidato alla presidenza della Regione Calabria, Pasquale Tridico, ha espresso forte delusione a nome dell’intergruppo consiliare di opposizione riguardo le priorità del prossimo Consiglio regionale. Secondo Tridico, invece di discutere dei problemi reali della Calabria, quali “sanità al collasso, città senz’acqua, strade impraticabili, comunità abbandonate”, la massima assise concentrerà sull’”ennesima operazione di potere”: allargare la Giunta da 7 a 9 assessori e creare due nuovi sottosegretari.
L’escamotage dello statuto
Tridico definisce questa mossa non come un interesse pubblico, ma come un “ennesimo pacchetto di poltrone” per tenere unito il “cerchio magico” della maggioranza.
L’europarlamentare critica duramente il presidente Roberto Occhiuto, affermando che il suo esordio avrebbe dovuto concentrarsi sulle emergenze della Calabria e non sulla distribuzione di incarichi.

Per raggiungere l’obiettivo di aumentare gli incarichi, la maggioranza intende modificare lo Statuto regionale, sebbene la legge preveda in questi casi un referendum consultivo.
A questo proposito, Tridico denuncia quella che per lui è una “furbizia“: un’altra proposta di legge, inserita nello stesso ordine del giorno, punta a eliminare il referendum per le modifiche parziali dello Statuto, anche quando queste incidono profondamente sull’assetto istituzionale.
Obiettivo: “cambiare le regole”
In pratica – accusa Tridico – i membri della maggioranza potranno cambiare la “costituzione” della Regione “a pezzi”, negando ai calabresi la possibilità di esprimersi. Questo modo di agire è descritto come un tentativo di “blindare le proprie posizioni, aumentare incarichi e stipendi e assicurarsi nuove fedeltà politiche”, mentre la Calabria “continua a sprofondare” al di fuori del Palazzo.
L’europarlamentare conclude la sua dichiarazione definendo queste manovre come “un insulto a un popolo che aspetta risposte e non giochi di potere”.
L’intergruppo di opposizione intende denunciare l’accaduto in ogni sede e valuterà tutti gli strumenti possibili, compreso un “ricorso mirato”, per fermare quella che viene definita una “deriva”.


























