Abusivismo in Calabria: ordinate oltre 11mila demolizioni, eseguita solo una su dieci

in Infrastruttureprovincia di Calabria
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Presentato il dossier “Abbatti l’abuso in Calabria”: 11.398 ordinanze di demolizione emesse dal 2004 al 2023 dai 105 Comuni che hanno risposto al monitoraggio promosso da Legambiente e Regione Calabria. Il 77% dei provvedimenti si è concentrato nei Comuni costieri. Eseguito solo l’11% degli abbattimenti e appena 135 immobili trasferiti al patrimonio comunale

Solo una minima parte delle ordinanze di demolizione emesse in Calabria trova un’effettiva applicazione. È questo il dato più allarmante che emerge dal dossier Abbatti l’abuso in Calabria, presentato nella Sala Verde della Cittadella regionale Jole Santelli. All’incontro, promosso da Legambiente e Regione Calabria, hanno preso parte il presidente della giunta Roberto Occhiuto, l’assessore all’ambiente e legalità Antonio Montuoro, il dirigente Pasquale Celebre, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, la presidente regionale Anna Parretta ed Enrico Fontana, responsabile dell’osservatorio nazionale ambiente e legalità.

Il documento è il frutto di un protocollo d’intesa tra la Regione Calabria e Legambiente, approvato nel 2024 e rinnovato nel 2025. Si tratta di una collaborazione istituzionale senza precedenti a livello nazionale, che ha permesso di monitorare l’azione dei comuni calabresi e raccogliere dati incrociati da Prefetture e Procure.

Questo sforzo si inserisce in una strategia regionale più ampia volta a rafforzare il controllo sugli enti locali, ricorrendo laddove necessario a diffide e alla nomina di commissari ad acta per garantire che gli interventi non restino solo sulla carta.

La trasparenza è in crescita

Un segnale positivo registrato in questa edizione del dossier è l’aumento dei comuni che hanno scelto di rispondere ai quesiti: sono 105 gli enti locali che hanno fornito dati, il doppio rispetto al 2023.

Sebbene rappresentino il 26% del totale regionale, questi territori ospitano circa il 48% della popolazione calabrese e la loro disponibilità indica una maggiore attenzione verso il tema della trasparenza in un ambito complesso come quello della vigilanza edilizia e urbanistica, portando alla luce numeri che prima rimanevano sommersi.

Nonostante l’aumento della trasparenza, però, i numeri restano critici. Tra il 2004 e il 2023, nei comuni monitorati sono state emesse 11.398 ordinanze di demolizione, ma ne sono state eseguite soltanto 1.273, ovvero appena l’11%.

Ancora più irrisorio è il dato sulle acquisizioni al patrimonio comunale: solo 135 immobili, pari all’1,1%, sono passati sotto la proprietà pubblica, nonostante la legge preveda che tale procedura scatti automaticamente in caso di inottemperanza alla demolizione.

L’emergenza sulle coste

Il cemento illegale colpisce soprattutto le aree più fragili. Il 77% delle ordinanze e delle esecuzioni si concentra infatti lungo le zone costiere, territori già messi a dura prova dal punto di vista ambientale e idrogeologico.

Al primo posto tra i reati contestati figurano le case completamente fantasma, costruite in totale mancanza di titolo edilizio, con 3.808 casi registrati.

Anche l’azione giudiziaria segna il passo: delle 1.029 sentenze di demolizione emesse dalle Procure, solo il 23,8% è stato portato a compimento.

Secondo Anna Parretta, il dossier restituisce un quadro documentato che incide sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni. “I dati dimostrano che è necessario applicare le norme esistenti con continuità e responsabilità” ha dichiarato la presidente regionale diu Legambiente.

Sulla stessa scia Stefano Ciafani, che ha sottolineato come la Calabria sia un caso emblematico di un’emergenza nazionale dove il problema non è la carenza di regole, ma la loro effettività.

Enrico Fontana ha avvertito che quando gli abusi restano in piedi per anni, il messaggio che passa è che violare la legge convenga, danneggiando anche le imprese sane che operano nella rigenerazione urbana.

Le strategie di contrasto

Per invertire la rotta, il dossier avanza proposte operative concrete. Si chiede un monitoraggio costante e il ricorso sistematico ai poteri sostitutivi nei comuni inadempienti.

A livello nazionale, è ritenuta indispensabile la creazione di fondi adeguati per coprire i costi delle demolizioni e l’attivazione della Banca dati nazionale sull’abusivismo edilizio presso il Ministero delle infrastrutture.

L’obiettivo è trasformare l’approccio episodico in una politica strutturale che colpisca anche gli interessi criminali legati al ciclo del cemento.

Tra le richieste principali figura l’istituzione di un Tavolo regionale permanente che veda seduti insieme enti locali, forze dell’ordine, capitanerie di porto e associazioni ambientaliste.

L’unione delle forze tra Prefetture e Procure è considerata l’unica strada per sbloccare le migliaia di pratiche ferme da anni. Affermare la legalità nel settore edilizio significa non solo proteggere il paesaggio, ma garantire giustizia verso quei cittadini che rispettano le regole e che oggi pagano il prezzo dell’illegalità altrui.

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