Una grave ed ormai nota problematica interessa a livello nazionale i contribuenti e in particolar modo i proprietari di beni immobili locati per uso commerciale. La questione riguarda la tassazione ai fini Irpef dei canoni di locazione non effettivamente percepiti dal proprietario fino alla data di convalida dello sfratto per morosità.
Di recente la Corte di Cassazione si è espressa sul tema con la pronuncia n. 5492 dell’11 marzo 2026. La Suprema Corte ha escluso la riduzione d’ufficio del canone o l’estinzione automatica dell’obbligo di versamento fiscale, confermando l’obbligo per il locatore di versare l’Irpef anche in caso di mancato incasso dei canoni. A renderlo noto l’Avvocato Federico Ferraro.
Le incongruenze rispetto all’uso abitativo e la violazione della Costituzione
In base al quadro normativo attuale, non basta comunicare all’Agenzia delle Entrate l’avvio della procedura di sfratto per esimere il contribuente dal versamento. La norma crea un’evidente disparità di trattamento rispetto ai contratti ad uso abitativo, per i quali è previsto un credito d’imposta con detassazione ex post.
Questa differenziazione determina una violazione del principio di eguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della Costituzione Italiana. Il proprietario commerciale subisce infatti un doppio danno: la perdita patrimoniale derivante dalla morosità dell’inquilino e l’imposizione fiscale su risorse non percepite.
L’impatto sul diritto di proprietà e sulla capacità contributiva
La normativa vigente e la giurisprudenza finiscono per penalizzare il diritto di proprietà, costringendo i locatori a lunghi e complessi iter di sfratto condotti tramite gli ufficiali giudiziari. Tale meccanismo viola anche il principio della capacità contributiva previsto dall’articolo 53 della Costituzione Italiana, secondo cui il prelievo fiscale deve essere proporzionato alle ricchezze effettivamente prodotte e percepite.
Come evidenziato dall’Avvocato Federico Ferraro, l’imposizione di una tassa in assenza di reddito reale rappresenta una criticità che richiede risposte urgenti. L’auspicio è che le istituzioni nazionali, le associazioni dei proprietari e gli ordini professionali intervengano per promuovere una riforma legislativa orientata all’equità sociale e alla tutela della proprietà privata.


























