Un desiderio semplice, nato dalle parole spontanee di un bambino, diventa il filo conduttore di un’avventura musicale intima e profonda. Sara Rotella, venticinquenne di origini calabresi ma ormai di casa a Napoli, si prepara al debutto con il suo primo album da leader. Il disco si intitola Voglio le braccia lunghe e sarà disponibile su tutte le piattaforme a partire dal 25 settembre. Prodotto da Barly Records e registrato presso il Cicaleto Recording Studio di Arezzo, il lavoro raccoglie otto brani capaci di unire stili e memorie diverse in un racconto sincero.

L’abbraccio senza confini
L’idea centrale del progetto nasce dalla voglia di allungarsi verso ciò che sembra lontano, senza mai dimenticare il punto di partenza. “Una volta un bambino, nel sonno, disse: ‘Voglio le braccia lunghe’, perché sentiva che, a volte, quello che cercava era appena un po’ più lontano di dove riusciva ad arrivare”, racconta la giovane artista, attualmente impegnata negli studi presso il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli. Per la musicista questo lavoro rappresenta una fotografia esatta della propria crescita personale e autorale.
Un gruppo di talenti
Per dare forma a questo percorso, l’autrice ha scelto di affiancarsi a tre strumentisti di grande sensibilità. Al pianoforte troviamo Guglielmo Santimone, compositore e arrangiatore con un solido bagaglio concertistico, affiancato da Francesco Tino al basso acustico e Alessandro Marzano alla batteria.
Insieme, i quattro musicisti esplorano le possibilità del linguaggio jazzistico, partendo dai canoni tradizionali per poi aprirsi a influenze legate alla memoria, alla cultura popolare e all’avanguardia.

Tradizione e grandi autori
La scaletta dell’album spazia tra pezzi originali e riletture raffinate. Accanto a composizioni d’autore figurano omaggi a maestri come Bobby Hutcherson, Guy Klucevsek e Michel Legrand.
Spazio anche alla tradizione popolare con il brano Si partì la Madonna, ispirato alla versione dell’ensemble Laboratorio 600 diretto da Franco Pavan con il tenore Pino de Vittorio, arricchito da un canone finale firmato da William Boyce. Non manca la poesia di Emily Dickinson, che ispira brani capaci di richiamare la luce anche nei momenti di solitudine.






























