Appalti gestiti dalla ‘ndrangheta, Cgil: liberare la Calabria dal malaffare

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La maxi operazione portata a compimento nella giornata di ieri ad opera delle Dda di Reggio Calabria e Catanzaro, che ha portato al sequestro di oltre 50 imprese del settore edile ed al fermo di una trentina di persone, ha squarciato il velo su importanti appalti pubblici.

Lo sostengono in una nota congiunta i Segretari della Cgil e della Fillea di Calabria, Cosenza e Castrovillari sottolineando che il quadro delineato dai magistrati titolari dell’inchiesta “è, a dir poco, sconcertante. Dalle indagini – affermano le Sigle - emergerebbe con molta chiarezza come parte dell’imprenditoria calabrese vada a braccetto con i clan mafiosi dominanti nella nostra regione. Un meccanismo perverso, oliato alla perfezione con metodi speculativi ed illeciti, finalizzato all’aggiudicazione dei più grossi appalti pubblici”.

Da tempo la CGIL Calabria e la CGIL Cosenza denunciano presunte irregolarità e soprusi “perpetrati a danno delle maestranze ed in più occasioni la nostra categoria di riferimento ha tentato di coinvolgere i Comuni, in qualità di stazione appaltante, la Confindustria, le Prefetture e gli uffici ispettivi delle Direzioni Territoriali del Lavoro” e per questo il sindacato “pur confidando nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine”, afferma, tiene a ribadire “che non possono essere i lavoratori gli unici a pagare le conseguenze di questa squallida storia. Quegli stessi lavoratori che da mesi si battono, senza esito, per ricevere le proprie spettanze”.

La regione, sempre secondo la Cgil, “deve essere liberata dalla morsa della malapolitica, della massoneria deviata e dai colletti bianchi in modo da far emergere la parte pulita di questa terra, quella che lavora e produce. La nostra organizzazione ritiene che il lavoro della Magistratura debba essere sostenuto fino in fondo anche dal Governo centrale e dai ministeri competenti con il rafforzamento degli organici. Riteniamo, inoltre, che l’opera di contrasto alla corruzione ed alla concussione, da parte delle stesse imprese operanti nel settore, debba essere maggiormente incisiva così come è necessario che in questa direzione si muovano anche le associazioni di categoria assumendo un ruolo maggiormente determinante ed allontanando senza tentennamenti quelle imprese in odore di mafia”.

“Gli eventi – concludono - stanno dimostrando che la responsabilità solidale delle imprese nella catena degli appalti, oggetto dei referendum proposti dalla CGIL, rappresenta una opportunità di contrasto a questo modello che mercifica e distrugge le buone imprese, il buon lavoro e la democrazia”.