Si sono spalancate le porte del carcere per Fabio Manica, già vicepresidente della Provincia di Crotone ed ex commissario provinciale di Forza Italia, e per l’imprenditore Giacomo Combariati. Entrambi sono considerati dall’accusa le menti e i motori di un presunto circuito criminale finalizzato a drenare fondi pubblici attraverso l’assegnazione pilotata di commesse dell’ente intermedio e di alcuni Comuni. Un legame tra politica e affari che, secondo l’accusa, si sarebbe consolidato in un patto occulto dove le regole del mercato sarebbero state sostituite da favoritismi mirati. Insieme a loro, l’inchiesta – nota come Teorema – ha travolto anche i coniugi Luca Bisceglia, ingegnere, e Rosaria Luchetta, architetto, finiti, invece, ai domiciliari essendo sospettati di aver prestato le proprie competenze tecniche al servizio del gruppo.
Le decisioni del Gip
Gli accertamenti delle fiamme gialle hanno portato il Gip pitagorica a disporre misure restrittive pesanti, colpendo figure che occupavano ruoli chiave nella politica e nell’economia locale.
L’ordinanza arriva dopo una serie di interrogatori preventivi tenutisi lo scorso 7 aprile, confermando un impianto accusatorio che coinvolge complessivamente 19 persone.
L’inchiesta Teorema
Appalti pilotati a Crotone: terremoto in Comune e Provincia. Venti indagati
L’indagine, scattata il 31 marzo scorso, coordinata dalla pm Rosaria Multari e condotta dagli uomini della Guardia di finanza, avrebbe squarciato il velo su quella che gli investigatori considerano una gestione torbida degli appalti pubblici nel territorio crotonese. Al centro, un presunto sistema di potere che avrebbe manipolato le risorse destinate alla collettività.
Il bancomat della corruzione
Il meccanismo per far sparire il denaro pubblico sarebbe stato studiato con cura certosina. Sempre secondo la Procura, una volta incassati i compensi per i lavori ottenuti, i professionisti avrebbero stornato una parte delle somme facendole transitare attraverso società di comodo.
Il viaggio dei soldi sarebbe poi terminato nelle mani di Fabio Manica, che avrebbe prelevato il contante utilizzando un bancomat formalmente intestato proprio a Giacomo Combariati.
La convalida dei sequestri
In questo schema di riciclaggio e corruzione, un ruolo lo avrebbe avuto anche l’avvocato Francesco Manica, fratello dell’esponente politico, colpito dal divieto di dimora in provincia.
Il legale è accusato di aver suggerito manovre societarie per blindare le imprese del gruppo e proteggerle dalle indagini, mentre i finanzieri hanno già notificato nei giorni passati la convalida di un sequestro da 400 mila euro.































