Beni per un valore complessivo di circa un milione di euro sono stati confiscati in via definitiva dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bari nei confronti dell’imprenditore 47enne Carmine Fratepietro, già condannato per gravi reati tra cui rapina a mano armata, porto illegale di armi, riciclaggio e ricettazione. Il provvedimento è stato disposto dalla terza sezione penale della Corte di Appello del capoluogo pugliese, su rinvio della Cassazione, che ha annullato la precedente decisione con cui era stata revocata la confisca.

Il commando paramilitare
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Fratepietro avrebbe fatto parte di un commando paramilitare composto da una decina di persone che il 29 febbraio 2016 assaltò un furgone portavalori lungo la strada statale 16, nei pressi di Trinitapoli.
Il colpo, messo a segno in pochi minuti, fruttò oltre 72mila euro, mentre i malviventi riuscirono a garantirsi la fuga bloccando le vie di accesso con veicoli rubati e incendiati e disseminando la carreggiata di chiodi artigianali.
Il colpo nel catanzarese
L’uomo è stato inoltre condannato per la partecipazione all’assalto, avvenuto il 4 dicembre 2016 a Caraffa, nel catanzarese, al caveau di una società di vigilanza, messo a segno con l’utilizzo di una ruspa e conclusosi con un bottino di circa 8,5 milioni di euro.
Tra gli episodi contestati anche un’altra rapina a un portavalori, avvenuta il 19 ottobre 2015 a Bari, lungo la statale 16, quando un gruppo armato e travisato riuscì a sottrarre centinaia di migliaia di euro da un mezzo diretto alla Banca d’Italia.
Rapina Sicurtransport: quel blitz “perfetto”, la pista pugliese e il regalo alle cosche
Il lungo iter giudiziario
La confisca odierna arriva al termine di un lungo iter giudiziario e si fonda sugli accertamenti patrimoniali condotti dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza e dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, che hanno ricostruito i flussi economici riconducibili all’indagato e al suo nucleo familiare, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati.
Nel dettaglio, il patrimonio sottratto, formalmente intestato alla compagna dell’uomo, comprende due terreni e altrettante ville di lusso ad Andria, oltre ad altri tre terreni situati a Trinitapoli.





























