La Procura della Repubblica di Reggio Calabria vuole fare piena luce su un episodio di estrema gravità che coinvolgerebbe il colosso fintech britannico Revolut. Gli hacker sono riusciti a ottenere dati riservati di diversi utenti inviando una comunicazione formale da una casella di posta elettronica istituzionale compromessa, risultata appartenere alla Prefettura di Reggio Calabria. Gli investigatori procedono ora per il reato previsto dall’articolo 615 ter comma 3 del codice penale, ossia l’intrusione abusiva in un sistema informatico di pubblico interesse.

Le verifiche in corso
Le indagini sono coordinate dai magistrati calabresi insieme agli esperti di sicurezza cibernetica. Allo stato attuale gli inquirenti non hanno ancora la certezza matematica che la violazione abbia colpito direttamente un server dell’Ufficio Territoriale di Governo della città dello Stretto oppure una struttura del Ministero dell’Interno.
L’attenzione resta comunque altissima, dato che l’attacco sfrutta la credibilità delle comunicazioni ufficiali governative per ingannare le piattaforme digitali e sottrarre informazioni sensibili senza che i sistemi bancari rilevino intrusioni dirette nei loro server.

La ricostruzione dei fatti
Secondo quanto finora emerso, la vicenda avrebbe dei contorni ancora più ampi e preoccupanti. Criminali informatici si sarebbero spacciati per forze dell’ordine inviando messaggi via Pec per circa due mesi alla Revolut.
La società finanziaria, credendo di rispondere a legittime richieste di indagine, ha consegnato i dati personali, documenti, estratti conto e transazioni di circa 700 clienti.
Tra i profili coinvolti figura anche Mark Karpeles, oltre a diversi sportivi. L’azienda ha poi bloccato l’indirizzo e segnalato l’accaduto, precisando che i propri sistemi operativi centrali e le caselle di conto non hanno subito violazioni dirette.































