Il futuro dell’olivicoltura calabrese tra bandi regionali e crisi di mercato

in Infrastruttureprovincia di Catanzaro
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Il 19 Giugno scorso rischia di passare alla storia come un enorme paradosso per l’agricoltura. Da un lato la Regione Calabria promuove il bando Srd01 per finanziare la competitività e l’innovazione delle aziende, dall’altro i produttori e i frantoiani vivono una profonda disperazione economica. In viaggio verso il Centro Congressi della Fiera del Levante a Bari, gli operatori condividono la preoccupazione per un mercato che vede il prezzo dell’olio extravergine crollare costantemente. Il ricavo per un singolo litro non riesce più a coprire nemmeno in minima parte gli alti costi di produzione attuali. L’amara realtà spinge molti a chiedersi se valga ancora la pena investire nel territorio quando il frutto del lavoro viene svalutato a tal punto.

Il rischio dell’abbandono

La fine di un’era sembra ormai immortalata nello scatto di un escavatore che estirpa una pianta monumentale. Questa immagine evoca il timore che possa ripetersi la storica cancellazione dei vigneti avvenuta decenni fa, un fenomeno che rischia di affamare i contadini locali senza scandalizzare le istituzioni.

Come sottolinea Fiore Isabella, il vero problema dell’agricoltura risiede nella totale “mancanza di una strategia mediterranea senza rendite immorali per pochi e redditi al di sotto della sussistenza per tanti“.

Secondo l’analisi dell’ex consigliere comunale di Lamezia Terme, le grandi manovre sullo stoccaggio doganale e le paure legate all’importazione dell’olio tunisino non devono distogliere l’attenzione dal nodo centrale. Senza una visione politica di ampio respiro, la guerra tra poveri diventerà inevitabilmente più cruenta e senza ritorno.

Il nodo della manodopera

Per Isabella la sopravvivenza stessa degli uliveti dipende in modo diretto dalla disponibilità di lavoratori qualificati nei campi. Poiché i giovani locali spesso emigrano altrove per inseguire i propri sogni, l’introduzione di nuova manodopera specializzata diventa una necessità assoluta per l’economia.

Sul tema dell’integrazione, l’ex amministratore esprime una posizione molto netta affermando che “non esiste alternativa all’accoglienza e alla formazione degli immigrati all’uso delle tecnologie innovative” se si vuole evitare che il comparto muoia definitivamente.

Per sconfiggere gli effetti della denatalità e del progressivo invecchiamento della base produttiva interna, la regione deve saper accogliere i giovani che arrivano dai paesi africani. Soltanto attraverso l’inclusione si potrà garantire un futuro duraturo alle storiche coltivazioni di ulivo della Calabria.

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