Si è conclusa domenica scorsa, 21 giugno la seconda edizione di Ira Festival, il progetto internazionale dedicato alle arti performative contemporanee che dal 18 al 21 ha trasformato Soverato in una piattaforma di incontro globale. Per quattro giorni la città calabrese è diventata un laboratorio diffuso di ricerca e creazione, accogliendo spettacoli, open studio e residenze artistiche che hanno attraversato teatri, cortili, palestre e sale parrocchiali. Ideato e diretto da Settimio Pisano e Pietro Monteverdi, questo modello unisce festival e piattaforma professionale in un unico ecosistema.

La ricerca sul palco
Le ultime due giornate hanno alternato momenti di creazione e spettacoli compiuti di grande impatto. Tra gli appuntamenti si è distinta la prima assoluta di “Stanza (Soverato)” di Gaetano Palermo e Michele Petrosino, una performance intima in una camera d’albergo.
Grande attenzione anche per l’open studio “Malia – studio sull’incanto” della compagnia Parini Secondo, e per “Manifestus” di Jacopo Jenna al Teatro sul Mare.
Il pubblico ha seguito con interesse anche “Special K” della compagnia cilena La Mona Ilustre, “Daughter of the Sea” di Stella Chan e “Under Control” dello sloveno Luka Piletic.
I processi creativi
L’ultima giornata ha aperto le porte ai processi creativi attraverso le restituzioni delle residenze artistiche internazionali. Maria Catalina Jorquera ha proposto “Chucao: Sensitive Interface Biome”, un dialogo tra corpo e tecnologia, mentre la formazione Casagrande//giorgini ha presentato “Vorreië ca scisse la lunë”, concerto performance sui canti abruzzesi.
Virginia Spallarossa ha invece offerto lo studio “Nu”. La serata si è chiusa con “Nico, Desertshore” di Giovanfrancesco Giannini e la prima europea di “Todo lo que me falta” di Juan Pablo Galimberti al Teatro Comunale.

Uno sguardo al domani
Il festival ha dimostrato che la Calabria può essere un centro di produzione culturale contemporanea e un laboratorio permanente di innovazione.
A sintetizzare il significato di questo percorso sono le parole del co-direttore Pietro Monteverdi: «Soverato è da ora sulla mappa delle arti performative mondiali. Abbiamo iniziato un percorso virtuoso e i continui attestati di stima che ci arrivano dai nostri colleghi da tutto il mondo ne sono la prova. Adesso è il momento che il territorio risponda, si stringa intorno a noi e ci dia ancora più forza per crescere e stabilizzarci».































