La Calabria affianca Lombardia, Lazio e Piemonte nel superamento dell’obiettivo minimo delle 5mila firme necessarie per depositare in Consiglio regionale la proposta di legge di iniziativa popolare Liberi Subito. Promossa dall’Associazione Luca Coscioni, l’iniziativa intende assicurare alle persone aventi diritto tempi certi e procedure chiare per l’accesso alla morte volontaria medicalmente assistita. Il risultato si inserisce nel solco tracciato dalle sentenze numero 204 del 2025 e numero 148 del 2026 della Corte Costituzionale, entrate nel merito delle competenze sanitarie regionali per rendere effettiva l’applicazione delle tutele senza invadere la sfera penale o civile.

Le parole di Marco Cappato
«La risposta dei cittadini calabresi è straordinaria: le persone si mobilitano e firmano perché la lotta contro la sofferenza fa parte del loro vissuto. Ogni firma è un passo per rafforzare il diritto alla libertà di scelta nel fine vita per una piena attuazione del diritto all’aiuto alla morte volontaria, riconosciuto dalla Corte costituzionale in tutta Italia, quindi anche in Calabria. Insieme agli straordinari militanti calabresi dell’Associazione Luca Coscioni speriamo che la politica regionale vorrà rispondere positivamente, affinché il diritto non rimanga solo sulla carta» ha affermato Marco Cappato, tesoriere dell’organizzazione.
La mobilitazione sul territorio
Il comitato promotore Liberi Subito Calabria, guidato da Mariasole Cavarretta, Caterina Forelli, Ivan Papasso e Maria Teresa Prestanicola, mira a garantire trasparenza amministrativa e uniformità di intervento delle aziende sanitarie.
La campagna continuerà durante tutto il periodo estivo toccando varie località, tra cui la Festa della Madonna di Schiavonea (il 5 agosto), la Sagra da Sujaca a Caria (il 6 agosto), il Catanzaro Pride a Catanzaro Lido (l’8 agosto), la Festa della Madonna a Mare a Soverato (il 9 agosto), l’evento Una Notte da Sogno a Vibo Marina (il 18 agosto) e la festa paesana di Parghelia (il 20 agosto), in vista del formale deposito delle sottoscrizioni previsto a partire da settembre.

L’M5S presenta una proposta
Intanto Elisabetta Barbuto, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle in Calabria, ha già presentato una proposta di legge recante “Disposizioni regionali per il supporto tecnico-sanitario al suicidio medicalmente assistito”. L’iniziativa nasce dall’esigenza di dare attuazione operativa ai principi e ai paletti stabiliti dalla Sentenza n. 242/2019 della Corte Costituzionale e dai successivi pronunciamenti dei giudici delle leggi, colmando un vuoto organizzativo che oggi rischia di generare disparità di trattamento e ostacoli burocratici per i malati vulnerabili.
«Non parliamo di creare nuovi diritti o introdurre scorciatoie, ma di regolamentare con rigore, umanità e chiarezza ciò che la Corte Costituzionale ha già stabilito», dichiara Barbuto.
«Con questa proposta di legge la Calabria intende dotarsi di un quadro organizzativo certo all’interno del Servizio Sanitario Regionale. Vogliamo evitare che persone stremate dalla malattia e dal dolore debbano affrontare snervanti contenziosi burocratici per veder rispettata la propria volontà e il proprio diritto a non soffrire».

Cosa prevede l’istanza
La proposta di legge prevede l’istituzione, presso ciascuna Azienda Sanitaria della Regione, di una Commissione multidisciplinare di valutazione (composta da medici palliativisti, psichiatri, anestesisti, medici legali, psicologi e infermieri) attiva su base volontaria e senza nuovi oneri per il bilancio regionale.
La Commissione avrà il compito di accertare la sussistenza dei requisiti clinici, garantire una presa in carico attenta e informare prioritariamente il paziente sull’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore.
Perno di garanzia del percorso sarà il ruolo del Comitato Etico Regione Calabria (CET), richiamato nel provvedimento per assicurare che ogni scelta avvenga in totale libertà, genuinità e al riparo da qualsiasi condizionamento esterno o situazione di abbandono. La proposta prevede inoltre un monitoraggio continuo tramite una clausola valutativa annuale in Consiglio Regionale per verificare la piena funzionalità e l’equità del servizio erogato nelle diverse province.































