La Corte d’Assise di Catanzaro ha assolto Mario Esposito, 70 anni, di Isola Capo Rizzuto, dall’accusa di omicidio per la morte di Giovanni Vatalaro, avvenuta nel febbraio del 1991 a Crotone. Per la Dda si trattava di un delitto premeditato, commesso per vendicare la morte di Vittorio Cazzato, 19 anni, figlio di Egidio Cazzato, cognato di Esposito e ritenuto esponente della cosca Vrenna‑Ciampà‑Corigliano‑Bonaventura.
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Il “finto posto di blocco”
Secondo l’accusa, Esposito avrebbe agito insieme a Francesco Papaleo, poi ucciso in un agguato mafioso nel 1994. I due avrebbero simulato un posto di blocco nel rione Gesù di Crotone, spacciandosi per poliziotti, facendo scendere Vatalaro dall’auto e sparandolo con più colpi di arma da fuoco al retro del bagagliaio, provocandone la morte.
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Gli alibi e i collaboranti
La difesa, sostenuta dagli avvocati Tiziano Saporito e Nico D’Ascola, ha puntato sulle contraddizioni tra i collaboratori di giustizia e su ulteriori dichiarazioni che indicavano mandanti ed esecutori diversi.
È stato inoltre dimostrato, attraverso certificazioni anagrafiche e testimonianze dirette, che la sera del delitto Esposito si trovava a una veglia funebre familiare, impossibilitato a essere sul luogo dell’agguato.
Le ragioni che hanno portato all’assoluzione dovranno emergere dalle motivazioni della sentenza, che dovrà essere depositata entro 90 giorni.






























