Martedì 2 dicembre, nella frazione di San Salvatore, si è tenuta la cerimonia di intitolazione di una via all’emerito Demetrio Vilasi. L’iniziativa, curata dalla Commissione toponomastica del Comune di Reggio Calabria, si è sviluppata con la consueta commemorazione della figura scelta per l’intitolazione. Erano presenti il Sindaco Giuseppe Falcomatà, il consigliere Giuseppe Giordano, i componenti della famiglia Vilasi, i referenti della Pro Loco e di altre associazioni territoriali, oltre a numerosi cittadini.
L’esempio di vita
San Salvatore ha così voluto rendere omaggio a Demetrio Vilasi, nato il 15 luglio 1922 e scomparso il 10 febbraio 1965 a Reggio Calabria, nel quartiere Croce Valanidi, nell’adempimento del proprio dovere.
La sua vita fu segnata da un profondo senso dello Stato e da una forte passione per il suo servizio. Durante la Seconda guerra mondiale, intorno al 1944, si arruolò nei Carabinieri e prestò servizio nel Nord Italia, inquadrato nel 357° Reggimento di Fanteria, un reparto addetto alle forze alleate.
Il suo operato, spesso svolto sotto il fuoco nemico, fu riconosciuto dalle autorità alleate e apprezzato dal comandante del 15° Gruppo d’Armata. Al termine del conflitto, Vilasi tornò nel suo paese natale, San Salvatore, dove nel 1947 sposò Francesca, dalla quale ebbe cinque figli.
Lasciata la carriera militare, si stabilì nel paesino collinare per garantire stabilità alla propria famiglia. Iniziò quindi a coltivare la passione per la caccia, entrando nel Corpo delle Guardie Caccia dei Comitati Provinciali della Caccia, precursori dell’attuale Polizia Metropolitana.
Morì tragicamente durante un conflitto a fuoco mentre inseguiva, nell’esercizio delle sue funzioni, un uomo privo di porto d’armi. Colpito mortalmente, spirò dopo cinque giorni di agonia all’ospedale di Melito Porto Salvo.
La sua memoria fu onorata con funerali solenni e riconoscimenti ufficiali, tra cui la Medaglia d’Oro alla Memoria conferita dalla Federazione Italiana della Caccia.
La memoria della figlia
La figlia, Giusi Vilasi, ha ricordato il padre con profonda commozione, pur avendo avuto solo due anni al momento della sua scomparsa. Ha raccontato di aver potuto conoscere il padre soltanto attraverso le toccanti testimonianze della madre, dei colleghi e di quanti lo avevano incontrato. Attraverso questi racconti, ha costruito l’immagine di un uomo dedito al lavoro, guidato da integrità, onestà e coraggio: un vero modello di valori da trasmettere alle generazioni future.
“In questa strada e in questo borgo ritrovo mio padre. Sapere che chi percorrerà questa strada leggerà il suo nome significa dare nuova vita alla sua memoria” ha dichiarato Giusi Vilasi, esprimendo gratitudine all’Amministrazione comunale, al sindaco e alla Commissione Toponomastica per aver voluto celebrare la sua memoria.
Il consigliere Giuseppe Giordano ha evidenziato che l’intitolazione della via non è un semplice atto formale, ma un gesto di affetto verso la famiglia e di riconoscimento della storia del borgo.
Ha sottolineato l’importanza di recuperare la memoria collettiva dei territori, affermando che Demetrio Vilasi, pur avendo opportunità di carriera diverse, scelse di tornare nel suo paese per servire la sua comunità. Giordano ha dichiarato che Vilasi avrebbe potuto avere una carriera più “fulgida” con altre prospettive, ma il legame con il territorio, con la sua gente, con la sua famiglia e con le sue radici lo hanno portato a servire questa comunità morendo da eroe nello svolgimento della sua missione.
Un patrimonio per la città
È stato quindi evidenziato il valore educativo e simbolico della sua figura per le nuove generazioni. Il sindaco Giuseppe Falcomatà, chiudendo la cerimonia, ha ricordato come la storia di Demetrio Vilasi divenga oggi patrimonio collettivo della città e non più solo del borgo di San Salvatore.
Il primo cittadino ha dichiarato che la sua vita è un esempio di virtù, disciplina e onore, un esempio della convinzione in quello che è il proprio ruolo di servitore dello Stato.
Sottolineando il coraggio dimostrato nell’adempimento del dovere, Falcomatà ha continuato affermando che Vilasi avrebbe potuto “girarsi dall’altra parte, poteva lasciare correre, poteva fermarsi; invece non lo ha fatto ed è andato incontro al rischio di perdere la propria vita per adempiere fino in fondo e fino alla fine al proprio dovere”.
Il sindaco ha evidenziato l’importanza di far conoscere questa storia alle giovani generazioni affinché possano crescere con un senso di identità e appartenenza, ricordando anche il proprio legame personale con il borgo per radici familiari e sottolineando come la dedicazione della via consolidi il legame tra comunità e memoria storica.






























