Slc Cgil Calabria: “Stop alla dismissione di Telecontact, serve visione politica”

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La notizia della cessione di Telecontact Center (Tcc) era nell’aria da tempo, secondo quanto denuncia Saverio Ranieri, segretario regionale della Slc Cgil Calabria. Il dirigente ha sottolineato come la strategia del nuovo management Tim sia stata “vendere e dismettere”, col silenzioso benestare del governo nazionale, rimasto finora insensibile agli allarmi delle organizzazioni di settore.

“La separazione di un asset come la rete, la vicenda TSD e la vendita di Sparkle sono solo l’inizio di uno smembramento aziendale che mette a rischio il futuro dei lavoratori”, spiega il sindacalista.​

La procedura, già ufficialmente attivata da Tim, prevede il passaggio di quasi 1.600 operatori, tra cui diversi addetti nella sede di Catanzaro, alla nuova società DNA. I sindacati accusano l’azienda di perpetuare politiche di dumping sulle tariffe e tagli agli investimenti e al costo del lavoro, improntando tutto ad una logica di breve periodo senza visione strategica.

Secondo Ranieri, “la soddisfazione del cliente e la dignità dei lavoratori sono sacrificati per l’equilibrio dei conti e il profitto immediato”, mentre il settore rischia di implodere anche per il rapido avanzamento dell’intelligenza artificiale e la svalutazione della customer satisfaction.​

La posizione della Slc Cgil Calabria non è di principio contro ogni riconversione professionale o apertura a nuove commesse, ma il sindacato denuncia “il metodo e la forma” delle operazioni e chiede che qualsiasi riconversione avvenga all’interno del gruppo.

Non serve l’esternalizzazione per rilanciare Tcc: il futuro si costruisce investendo sul patrimonio di competenze interne e condividendo soluzioni con le parti sociali”, precisa Ranieri. Fortissimo il timore che la vendita porti a una dispersione di professionalità e posti di lavoro, soprattutto in regioni fragili come la Calabria.​

La risposta dei sindacati sarà “durissima”, già avviate le procedure di raffreddamento e all’orizzonte lo sciopero. “La solidarietà letta in queste ore non sia di facciata – conclude –: serve un fronte comune per bloccare una scelta che può avere effetti devastanti e irreversibili sul territorio.”

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