Una maxi operazione scattata all’alba di questa mattina ha portato all’esecuzione di ventuno misure cautelari, emesse dal Gip di Napoli su richiesta della Procura locale: i Carabinieri di Genova, in collaborazione con i colleghi interessati territorialmente, hanno agito nelle province di Napoli, Caserta, Benevento, Avellino, Palermo, Brescia, Pavia e Cosenza. Ai coinvolti si contestano l’associazione per delinquere finalizzata alle truffe ai danni di anziani, la ricettazione, il riciclaggio e l’auto-riciclaggio.

Luce su decine di raggiri
Degli indagati, quindici sono finiti in carcere, due ai domiciliari, e quattro sottoposti all’obbligo di dimora nel comune di residenza con l’obbligo di presentazione.
Contestate complessivamente trenta tre truffe pluriaggravate, di cui venti sette consumate e sei tentate, avvenute tra il maggio dell’anno scorso e il gennaio di quest’anno, con guadagni ancora in fase di quantificazione ma che si stima superino i 300mila euro.
Le regioni interessate
Le truffe sarebbero avvenute in diverse regioni d’Italia: in Liguria (tra Genova e Chiavari), Lombardia (Voghera e Pavia), Veneto (a Verona), Lazio (Roma e Latina), Campania (Ottaviano), Sicilia (Palermo e Monreale). Ovviamente anche in Calabria, tra Cosenza, Lamezia Terme e Catanzaro.
L’indagine, avviata nel maggio 2024, aveva già portato all’arresto in flagranza di cinque persone e alla denuncia di altre sette e sempre per truffa e tentata truffa aggravata, oltre al recupero di circa 150mila euro tra denaro e monili in oro sottratti alle vittime.
La struttura operativa
Secondo gli inquirenti il gruppo operava con figure ben definite: c’erano I “telefonisti” col compito di contattare le vittime; “trasfertisti” deputati ad andare a prender soldi e gioielli dalle vittime; ed i “corrieri”, che pur non partecipando alle truffe, si sarebbero occupati di trasportare a Napoli i proventi.
L’organizzazione era minuziosamente dettagliata, con l’uso di auto a noleggio per le trasferte nazionali; smartphone e utenze intestate a prestanomi; comunicazioni tra complici che avvenivano prevalentemente via social network o con applicazioni di messaggistica istantanea.

Il modus operandi
Il metodo usato seguiva uno schema preciso. Le vittime, sempre anziane, venivano contattate telefonicamente da sedicenti appartenenti ai Carabinieri o avvocati che riferivano di un parente (solitamente un figlio o un nipote) che aveva causato un incidente stradale grave.
Sfruttando lo stato di agitazione, i malviventi facevano credere alla vittima che, per evitare l’arresto del familiare, fosse necessario pagare immediatamente una “cauzione” per risarcire il ferito.
Il malcapitato veniva così spinto a mettere a disposizione soldi e gioielli che aveva in casa, che un incaricato avrebbe ritirato in breve tempo.
Per impedire ripensamenti, il “telefonista” intratteneva ininterrottamente la vittima al telefono, rimarcando la gravità dei fatti e l’urgenza, fino a quando il “trasfertista” non prelevava il “bottino”.
La logistica e il riciclaggio
Durante le indagini è emerso che il gruppo abbia utilizzato almeno un appartamento e un B&B a Napoli, adibiti a “call center”. Qui la coppia ritenuta a capo dell’organizzazione si riuniva con i “telefonisti”.
Il sodalizio era ben radicato anche in Sicilia, dove due indagati avrebbero operato attivamente nella provincia di Palermo inviando da qui i proventi a Napoli.
Il gruppo si sarebbe avvalso poi del supporto di almeno due Orafi napoletani dal compito di valutare, smontare, acquistare o riciclare i gioielli sottratti.
Uno dei professionisti è titolare di una gioielleria situata nella zona Spaccanapoli, mentre l’altro è titolare di un laboratorio orafo abusivo nel Borgo Orefici.
L’indagine ha documentato che il denaro ricavato sia stato investito nell’acquisto di un immobile e in un’agenzia di scommesse nel quartiere San Giuseppe del capoluogo partenopeo, usata per riciclare il denaro sporco.

I sequestri eseguiti
Oltre alle misure cautelari, sono stati eseguiti anche dei sequestri preventivi che hanno interessato il laboratorio orafo abusivo a Borgo Orefici; una abitazione nel quartiere di Poggioreale; l’agenzia di scommesse nel quartiere San Giuseppe di Napoli; tre auto (una Dr5, una Jeep Renegade e una Fiat Panda) e un motoveicolo Yamaha T-Max. Sequestrati anche poco più di centomila euro già cautelati a gennaio scorso.
A seguito dell’esecuzione del provvedimento, sono stati sequestrati altri 120mila euro in contanti, nascosti all’interno di uno scaldabagno dell’abitazione di un’indagata, e altri 40mila euro trovati in casa di un altro indagato.




























