Video porno sul web all’insaputa delle partner, condannato in Appello

in Cronacaprovincia di Cosenza
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La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la condanna per il reato di revenge porn a carico di un fotografo e divulgatore di Cosenza. La sentenza è stata emessa venerdì scorso, 10 luglio, dal presidente Antonio Giglio. L’imputato era balzato agli onori della cronaca nazionale dopo un servizio della nota trasmissione televisiva Le Iene andato in onda il 14 maggio 2024. In quell’occasione l’inviata Nina Palmieri lo aveva intercettato in via Panebianco del capoluogo bruzio, e intervistato in piazza Europa in merito alla diffusione illegale di immagini e video relativi alle sue performance sessuali con partner ignare.

Le indagini informatiche

I fatti emersi già nel processo di primo grado hanno delineato un quadro inquietante sulla presunta condotta dell’uomo. Il fotografo è accusato di aver diffuso su internet, all’interno di numerosi siti porno e blog, le immagini video e fotografiche dei rapporti sessuali, ripresi quasi sempre in maniera non consensuale. Inoltre avrebbe editato i file multimediali in modo che non apparisse il suo volto, esponendo le donne al pubblico del web.

Dopo la denuncia presentata alla Polizia per la Sicurezza Cibernetica della sezione di Cosenza da due delle numerose vittime, gli inquirenti hanno avviato le indagini ed eseguito una perquisizione domiciliare.

Il materiale sequestrato

Gli agenti hanno rinvenuto nei dispositivi elettronici circa 7mila foto, video e altri particolari personali di molte donne, suddivise in cartelle recanti il nome di ciascuna vittima.

Tutto il materiale informatico è stato analizzato e accertato dalla analista forense Sara Capoccitti, che ha certificato il contenuto e la fonte della divulgazione pornografica.

I filmati di una delle denuncianti erano finiti anche sul famoso sito sessista Phicanet, portale che era stato già denunciato pubblicamente dall’associazione Femin. Le gravi ripercussioni sulla vita familiare delle vittime sono state poste al centro della strategia processuale.

I diritti delle vittime

La tesi difensiva sostenuta con fermezza dalle legali Amelia Ferrari e Carla Scarpino Arcuri ha evidenziato i profondi danni che avrebbero subito le donne coinvolte, ottenendo la condanna dell’imputato e il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni subiti.

Sulla scia di questo importante pronunciamento giudiziario, l’associazione Adps si sta muovendo attivamente sul piano politico e sociale.

Attraverso il suo centro studi, il sodalizio sta infatti promuovendo specifiche iniziative affinché il reato di revenge porn possa beneficiare del gratuito patrocinio statale come gli altri reati inseriti nel Codice Rosso, colmando l’attuale vuoto normativo.

Etichette: revenge porn
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