Ara Fera da Madonna tra rimpianti e nostalgia. Dalla busta di “la vuole o non la vuole…” e tigri di porcellana all’insuccesso dell’assessore assente

in Politica.24
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Facile sarebbe cominciare il pezzo con c’era una volta. Ma il fatto è che quel che fu la grandezza e il successo costante della tanto attesa Fiera della Madonna di Crotone adesso non solo non c’è più ma svela il baratro di crisi immenso e quasi irreversibile in cui è crollato tutto il sistema commerciale crotonese. Una Fiera quest’anno finita prima ancora di cominciare con un bilancio pesantemente negativo sia per i ‘ferari’ che per il sistema commerciale ed economico locale. Ancora una volta colpisce la totale impreparazione e sottovalutazione della crisi e delle opportunità da parte dell’amministrazione comunale. Stupisce la completa mancanza di skill, altrimenti dette competenze, da parte dell’assessore assente alle attività produttive che ha affrontato con pressapochismo e impreparazione il più importante appuntamento mercatale dell’anno.

Vito Barresi | Politica.24

Praticamente questa è stata la Fiera della confusione e del disordine. Che fa da pari alla Fiera delle Vanità politiche in cui cade ricorrentemente quest’amministrazione comunale che non mette la dovuta cura nella preparazione degli appuntamenti e degli eventi, al coordimento assessorile e dirigenziale delle attività produttive, dei lavori pubblici, dell’urbanistica, della viabilità ecc.

Insomma più che un momento di scambio, contrattazione e coesione sociale del territorio la Fiera della Madonna si è ridotta a una esposizione universale di merci spesso inutili, consumatori disorientati, ambulanti maltrattati, tutti messi in fuga dalla mancanza di una regia amministrativa e gestionale, incapace di programmare e allestire con ordine e raziocinio persino un semplice piano di dislocazione delle bancarelle di un rudimentale mercato all’aperto.

E dire che la Fiera della Madonna è un pò come il Palio a Siena. Un fatto antropologico, una festa del commercio di strada. Tanto che un tempo era sinonimo di buone occasioni acquisto, ottimi affari sia per i venditori che per i compratori, invogliati da tanti prodotti e merci a prezzi convincenti e attrattivi.

Nonostante la Fiera annuale della Madonna sia rimasta l’istituzione economica e mercatale più popolare essa è ancora sul piano organizzativo e gestionale un evento del tutto informale, senza riuscire ad evolversi e a progredire, magari sfruttando proprio il radicamento nel mercato territoriale e il consolidato rapporto di scambio e contrattazione con i consumatori e la clientela locale.

Potrebbe anche darsi che le varie amministrazioni che si sono susseguite in questi decenni abbiano per propri fini politici e interessi di parte preferito favorire più la Fiera affaristica di ottobre che non quella mariana, svalorizzandola e condannandola all’attuale decadimento.

Ma sta di fatto che altrimenti ‘A Fera da Madonna’, istituzione di tradizione e consuetudine commerciale locale, possa altrimenti diventare, con un moderna e preparata programmazione comunale, regionale e provinciale, qualcosa di diverso e migliore.

Per esempio un nuovo, grande ‘Street-Urban-Market’ ampio, innovativo, etnico, multicolore, mediterraneo, un vero e proprio primo attrattore turistico, calendarizzato nell’imminenza della stagione estiva dell’intera costa jonica calabrese.

Al contrario, con il passare dei decenni, mancando tale interpretazione culturale del fatto commerciale e fieristico, le varie amministrazioni comunali hanno effettuato scelte, atti deliberativi e dirigenziali sempre sbagliati, individuando all’ultimo momento localizzazioni punitive e scomode, riuscendo a spegnere e distruggere una tradizione consolidata, una antica Fiera del Novecento crotonese, fino a darle in questa edizione 2018 il definitivo colpo di grazia.

I motivi della crisi irreversibile in cui si trova sono tanti e sarebbe utile, in sede operativa, gestionale e amministrativa, elencarli e analizzarli attentamente.

Ma un dato su tutti prevale sugli altri. Ossia quello di aver oggi in servizio mensilmente stipendiato un assessore alle attività produttive e commerciali talmente abulico e assente da far rimpiangere sia la busta di ‘la vuole o non la vuole…’ che le tigri di porcellana e i leopardi di terracotta del vecchio e buon amministratore don Peppino.

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