C’è un vezzo che ha preso piede a Crotone: il pentimento. Si pentono tutti, a proposito ed a sproposito. Sarà l’aria o l’ereditarietà, ma dal protopentito Bonaventura il fenomeno ha ultimamente investito anche l’ambito politico.
> di Diderotto
Voce si è pentito di essersi dimesso causa pentimento non richiesto. Torromino si è pentito di aver annunciato una sua candidatura a Sindaco (ma pare che acchiapperà qualcosa).
Il Partito Democratico si è pentito di esistere e non dà più segni di vita. Fratelli d’Italia si è pentito di aver pubblicamente abiurato l’appoggio a Voce e si è reingoiata l’abiura. Forza Italia si è pentito di non aver cominciato prima ad occuparsi di occupare tutte le postazioni possibili ed immaginabili.
“Una domanda ai prossimi banditori di sogni tanto al chilo”
A questo florilegio di pentimenti fa corona l’esplosione di fame famelica di nuovi mostri. Gente, che non si capisce per quale motivo debba frequentare l’agone politico, fa ressa per farsi assumere nelle liste superstiti per la nuova tornata elettorale, evitando, beninteso, accuratamente di affacciare una qualche idea di indirizzo e gestione della cosa pubblica.
Ed allora, a nome di quei coglioni come me che si recheranno a votare per abitudine democratica e per resilienza alla sconfitta, vorrei porre una domanda ai prossimi banditori di sogni tanto al chilo: posto che le condizioni del territorio crotonese presentano asset importanti come l’agricoltura, il mare e una non sopita cultura industriale, che futuro pensano per Crotone? Città agraria, Città di sviluppo portuale, o Città di nuova industrializzazione?
O la Città gli basta così, “na girata e na vutata e s’a mancianu ara cruda”?
































