Tempi grami per la Gens Fabia. O, parafrasando Oscar Wilde, “l’importanza di chiamarsi Fabio”. È un periodo di indignazione militante per i crotonesi che, increduli, scoprono di aver vissuto frequentando “mala gente”, solo ora, leggendo una inesausta stampa che foraggia quotidianamente lo sdegno.
» di Diderotto
Molta l’ipocrisia ed altrettanta la fuga dalle responsabilità. Perché, spesso, le “devianze personali” sono il prodotto di una società malata, di una società scollata, di una società che non è più società.
Questa Città, o quel che è, diventa comunità una volta all’anno, per la Festa della Madonna di Capocolonna, tutti gli altri giorni ridiventa assieme di tribù, terreno fertile per gli interessi individuali e particolari. Ognuno si attrezza a ragionare per sé e famiglia, per cui, secondo estri e sentimenti, può succedere di tutto. Di legale o di illegale, di lecito o d’illecito, di onesto o di disonesto, comu vena vena, e, il più delle volte, con l’apporto dei propri cari.
“fora d’u culu miu dduve va va”
Perché si è persa la consapevolezza della comunità, o, se preferite del “pubblico”, che, in questa temperie è l’idea più fragile di tutte, perché pare proprietà di nessuno quando invece è proprietà di tutti. È per questo che il “pubblico” è il più facile da violare, il più semplice da frodare, il più “utile” da amministrare.
E, purtroppo molti si cimentano con questo “utilizzo” del Pubblico, dai 128 onorevoli condannati definitivamente o inquisiti che siedono imperterriti in Parlamento, a quelli che la Legge vale fino ad un certo punto, a quelli che una condanna di terzo grado è comunque modificabile di pancia, a quelli che armeggiano con Istituzioni ed Enti in modo sportivo: forse anche per questo Agosto porterà qualche altro motivo di indignazione, sincera o ipocrita.
Perché poi, alla fin fine, ci stiamo abituando a considerare che la cosa più importante è che “fora d’u culu miu dduve va va”.
Baci.































