Un segnale di rinascita per la costa crotonese che arriva direttamente dalle ruspe. L’avvio delle demolizioni delle opere abusive del Marine Park Village, realizzate nella splendida cornice di Punta Scifo, a Capo Colonna, segna un momento cruciale per la giustizia ambientale. Dopo anni di battaglie legali, l’intervento viene percepito come una vittoria per la collettività e un atto di riparazione verso un territorio di straordinaria bellezza, troppo spesso ferito dal cemento illegale. Le operazioni di abbattimento, sostenute economicamente da fondi ministeriali e comunali, arrivano al termine di un iter giudiziario che ha visto in prima linea il Comune di Crotone e Legambiente Calabria.
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La giustizia ambientale
La vicenda giudiziaria è stata lunga e complessa. L’associazione ambientalista si è costituita parte civile grazie al lavoro degli avvocati del Centro di azione giuridica: Anna Parretta in primo grado, Domenico Poerio in appello e Arnaldo Maria Manfredi dinanzi alla Corte Suprema di Cassazione.
“Il tribunale penale di Crotone ha condannato gli imputati, riconoscendo il diritto al risarcimento del danno per la lesione degli interessi ambientali”, spiegano in una nota congiunta Anna Parretta e Rosaria Vazzano, presidenti rispettivamente di Legambiente Calabria e del circolo cittadino.
Nonostante la successiva prescrizione dei reati dichiarata dalla Corte d’Appello di Catanzaro, nel 2024, confermata poi in Cassazione, l’accertamento dei fatti resta un punto fermo.
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I numeri dell’abuso
Il cuore della questione riguarda una lottizzazione abusiva che avrebbe trasformato illecitamente un’area protetta. Il progetto prevedeva la costruzione di 79 bungalow, un ristorante di 352 metri quadrati, piazzali in cemento armato per 8500 metri cubi e una piscina monumentale da oltre 3300 metri quadrati. A questo si aggiungevano parcheggi e strade per circa 13mila metri quadrati, oltre a un impianto di depurazione.
Tutte queste opere erano state avviate sulla base di un permesso a costruire rilasciato in netta violazione delle norme vigenti e degli strumenti urbanistici locali.
“In sede giudiziaria è stata comunque accertata l’esistenza di una lottizzazione abusiva a scopo edificatorio in un’area di elevato pregio paesaggistico”, ribadiscono le esponenti di Legambiente.
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La battaglia nazionale
La situazione calabrese riflette una criticità nazionale evidenziata dal rapporto Ecomafia. La regione è tra le più colpite dalla pressione del mattone illegale, soprattutto lungo le coste.
Tuttavia, il dato più allarmante riguarda l’efficacia delle sanzioni: secondo il monitoraggio Abbatti l’abuso, solo l’11% delle ordinanze di demolizione viene effettivamente eseguito.
Questo colloca storicamente i comuni calabresi agli ultimi posti della classifica nazionale. “Occorre ripristinare i luoghi, restituire integrità al paesaggio e mettere in sicurezza il territorio, restituendogli bellezza”, concludono Parretta e Vazzano, auspicando che Punta Scifo diventi il simbolo di un’inversione di tendenza necessaria per tutta la Calabria.

































