Una chiesa gremita e avvolta in un silenzio partecipe ha fatto da cornice alla celebrazione in memoria di Denise Cosco, figlia della collaboratrice di giustizia Lea Garofalo, suicidatasi nei giorni scorsi a Milano. Nell’Immacolata, a Crotone, la comunità locale si è stretta attorno al ricordo della giovane donna durante la Santa Messa presieduta dall’Arcivescovo Monsignor Alberto Torriani che, con le sue parole, ha saputo toccare il cuore dei presenti invitandoli a riflessioni profonde e non banali, partendo dal presupposto che “la Parola del Vangelo può diventare lettera morta se non raggiunge la vita”.

Attraverso un’omelia ricca di spunti umanamente intensi, il presule ha spronato l’intera cittadinanza a interrogarsi sulle proprie responsabilità individuali e collettive di fronte al male e all’ingiustizia, proponendo una testimonianza di verità autentica.
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La scelta del candelabro
Ispirandosi al brano evangelico della lampada che deve brillare per illuminare chi entra e non essere nascosta sotto il letto, Monsignor Torriani ha rievocato la figura di Denise.
La giovane, ha sottolineato l’arcivescovo, ha mostrato un coraggio eccezionale scegliendo la verità e rifiutando di nascondere le ingiustizie nel chiuso delle proprie ferite familiari.
“Avrebbe potuto mettere la lampada sotto il letto. Ha scelto il candelabro”, ha rimarcato il presule, ricordando come spesso sotto il letto si cerchi di celare le verità più scomode e le responsabilità rinviate.
L’esempio di Denise Cosco diviene così un faro morale per l’intera comunità, esortando tutti a non rimanere spettatori passivi, ma a impegnarsi attivamente nella costruzione del bene comune.
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Oltre la semplice legalità
Nel corso del suo intervento, Monsignor Torriani si è soffermato poi sul valore sociale della responsabilità, evidenziando come non sia sufficiente schierarsi formalmente dalla parte della legge o limitarsi ad applaudire il coraggio altrui.
L’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina ha invitato le famiglie, le scuole, le associazioni e le istituzioni locali a collaborare strettamente per educare i giovani non soltanto a scegliere dove stare, ma ad agire per trasformare in meglio la società.
Citando il senso profondo della vicinanza e del sostegno umano verso chi vive un momento di sofferenza, il vescovo ha infine ricordato che “a volte non servono grandi discorsi. Serve accorgersi, serve ascoltare, serve esserci“, sollecitando tutti a diventare una guida trasparente per il prossimo.






























