Il potere sul territorio si può manifestare in diversi modi: uno, tra tanti, quello di sentirsi liberi di sparare a dei cani randagi – rei di passargli inopinatamente davanti casa – e rimanere tranquillamente impuniti. Nonostante ciò avvenga in pieno giorno ed in pieno centro abitato.

L’estrema pericolosità
È uno degli episodi che gli inquirenti portano ad esempio per dimostrare il particolare clima di sottomissione che la cosiddetta Locale dell’Ariola avrebbe fatto calare nel comprensorio delle Serre Vibonesi.
Locale che farebbe capo ad una importante ‘ndrina, quella degli Emanuele e degli Idà di Gerocarne, che stamani ha però visto abbattersi sul suo capo la scure della Dda, che ritiene ora di averne decapitato la struttura portante.
Gli agenti delle Squadre Mobili di Vibo e della Sisco, sono entrati in azione arrivando nel nord Italia, passando anche per Catanzaro, Reggio Calabria, Cosenza, Benevento, Rovigo, Viterbo e Milano, e facendo scattare le manette ai polsi di oltre una cinquantina di persone (QUI I NOMI).
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L’habitus criminale
La Distrettuale antimafia si dice certa di aver ricostruito l’attuale organigramma della Locale, mettendone in luce non solo il penetrante controllo del territorio ma anche l’estrema pericolosità dei suoi membri.
Quest’ultimi, proprio per creare assoggettamento, non avrebbero infatti esitato, e spesso, a far ricorso a pestaggi, sopraffazioni e vere e proprie spedizioni punitive contro singoli cittadini, solitamente vittime d’estorsione.
Un’efferatezza che troverebbe riscontro, appunto, nell’episodio degli spari contro i cani di cui si sarebbe reso protagonista uno degli indagati.
L’effettiva caratura criminale del gruppo, però, verrebbe confermata soprattutto dalla disponibilità di armi, alcune da guerra, utilizzate anche per addestrare i propri uomini.

Il welfare interno
L’inchiesta farebbe luce, poi, su un solido traffico di droga con ramificazioni e contatti in Piemonte, Emilia Romagna e Lombardia. Un business che coinvolgerebbe finanche l’ex capo ultras dell’Inter, il cui nome emerse nella nota inchiesta milanese denominata “Doppia Curva”.
Si sarebbe scoperta una collaudata filiera di approvvigionamento della sostanza, in maniera massiva, che avrebbe garantito di coprire il mercato locale ed accreditarsi nel “market” nazionale, così facendo della florida attività di spaccio una voce consistente del welfare interno del sodalizio.
A questo fine, i membri della Locale – legittimati anche da altre organizzazioni criminali con le quali hanno interagito nel corso delle indagini – si sono avvalsi di smartphone di ultima generazione, muniti di elevati standard di cifratura usati sulla nota piattaforma di messaggistica istantanea SkyEcc.

I sequestri eseguiti
Era così che avrebbero pianificato in sicurezza diverse attività illecite, tra le quali anche la compravendita di 566 kg di marijuana oltre che di cocaina.
Nel corso dell’attività, sono stati infatti sequestrati oltre 410 kg di marijuana, altri 1,5 kg di coca, 343 grammi di hashish e 29 di eroina.
Cautelate inoltre quattro pistole semiautomatiche, tre revolver, un fucile doppietta calibro 16, un fucile semiautomatico calibro 12 ed una pistola mitragliatrice con la matricola punzonata.































