L’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina sta vivendo una fase di rilettura profonda della propria identità e del proprio ruolo nel territorio.
> di Salvatore Barresi*
- Il contesto
- Il metodo
- La strategia
- La linea
- La visione di fondo
- L’analisi delle figure
- La riforma graduale
- La Curia “sinodale e snella”
- L’evangelizzazione non teorica
- Una diocesi “in uscita”
- La comunione presbiterale
- La sensibilità contemporanea
- Il metodo di lavoro collegiale
- La conclusione
- Missionaria e trasparente
- Corresponsabilità e comunione
In un contesto sociale segnato da fragilità economiche e da una fede spesso silenziosa, la visione pastorale e di governo cerca di coniugare la cura delle radici con la necessità di un linguaggio nuovo.
L’attenzione alle persone, la valorizzazione delle comunità locali e l’apertura a percorsi di partecipazione delineano una Chiesa che prova a mettersi in ascolto, consapevole delle sfide culturali e spirituali del presente.
Tra fedeltà al Vangelo e capacità di innovare, la diocesi crotonese si misura oggi con la ricerca di un nuovo equilibrio tra missione, governo e testimonianza.
Mons. Alberto Torriani, Arcivescovo di Crotone-Santa Severina, ha ufficialmente costituito il nuovo Consiglio Episcopale. Contestualmente, ha nominato il Vicario Generale e i Vicari Episcopali, adottando una serie di importanti provvedimenti per la guida della diocesi: Mons. Giuseppe Marra Vicario generale; Don Giovanni Barbara Vicario episcopale per il Settore Affari Generali e Moderatore della Curia; Don Rosario Morrone Vicario episcopale per il Settore Annuncio e Vita della Chiesa; Don Girolamo Ronzoni Vicario Episcopale per il Settore Carità, Vita Sociale e Custodia del Creato; Don Stefano Cava Vicario Episcopale per il Settore “Clero”; Don Raffaele Leto Vicario Episcopale per “la Vita Consacrata femminile” e Referente diocesano per la Tutela dei Minori e delle Persone vulnerabili; Don Antonio Colosimo Segretario del Consiglio.

Il contesto
Il Consiglio Episcopale è lo strumento principale attraverso cui un Vescovo esercita la corresponsabilità nel governo pastorale della diocesi. Non è solo un “team operativo”, ma un vero e proprio organismo di comunione e discernimento.
Il modo in cui un Vescovo lo compone rivela la sua idea di Chiesa.
Mons. Torriani, appena insediato, ha ricostituito il Consiglio Episcopale non per continuità burocratica, ma per imprimere una direzione ecclesiologica e pastorale chiara. I titoli dei Vicari rivelano questa intenzione.
Il metodo
Dalle nomine emerge un metodo triplice:
a) Discernimento delle competenze e delle persone. Ogni Vicario è stato scelto in base a una competenza specifica (pastorale, amministrativa, spirituale, relazionale). Questo indica un Vescovo che non cerca fedeltà personale, ma capacità ministeriale e autorevolezza riconosciuta.
b) Equilibrio tra esperienza e rinnovamento. Ci sono figure consolidate (Mons. Marra, Don Morrone, Don Ronzoni) accanto a presbiteri più giovani (Don Cava, Don Barbara, Don Raffaele Leto). Questo mostra una volontà di transizione ordinata: continuità pastorale ma con apertura a nuovi stili di guida.
c) Integrazione tematica. Le aree scelte non sono casuali: seguono una logica trinitaria della missione della Chiesa — Annuncio, Liturgia/Vita ecclesiale, Carità e Sociale.
Accanto a queste, la cura del Clero e la tutela dei minori mostrano sensibilità alle priorità ecclesiali contemporanee e alla riforma voluta da Papa Francesco.

La strategia
a) Missionarietà integrata. L’arcivescovo ha voluto settori che non siano “uffici”, ma ambiti dinamici di missione:
- Annuncio e Vita della Chiesa → evangelizzazione e formazione.
- Carità, Vita Sociale e Custodia del Creato → dottrina sociale, ecologia integrale.
Questo dice che la diocesi è chiamata a uscire, non a gestire.
b) Corresponsabilità e collegialità. L’istituzione del Vicario per il Clero e quello per la Vita consacrata femminile esprime l’intento di creare relazioni di ascolto e accompagnamento, non solo coordinamento. C’è l’eco di una Chiesa “sinodale”, dove la cura delle persone precede la pianificazione pastorale.
c) Trasparenza e buon governo. La figura del Vicario per gli Affari Generali e Moderatore della Curia (Don Barbara) è segno di una strategia organizzativa: Mons. Torriani punta a una Curia snella, ordinata e funzionale. È un modo per riqualificare la governance, rendendola più efficiente e più “al servizio”.
La linea
| Aspetto | Evidenza |
| Visione ecclesiale | Sinodale, corresponsabile, missionaria |
| Metodo | Discernimento delle persone, equilibrio tra esperti e giovani, valorizzazione delle competenze |
| Strategia | Riorganizzare per ambiti di missione e servizio |
| Obiettivo | Fare della diocesi una Chiesa che annuncia, serve e accompagna |
| Stile | Pastorale, partecipativo, riformatore ma sobrio |
La visione di fondo
Prima di tutto, Mons. Torriani sembra voler costruire un nuovo stile di guida ecclesiale: sinodale (condivisione delle responsabilità), ministeriale (riconoscimento dei carismi), organico (una pastorale per settori, non per compartimenti stagni).
Ogni Vicario è, quindi, un nodo di rete, non un centro di potere. Le nomine rispondono a un principio: “organizzare la comunione per servire meglio la missione”.
L’analisi delle figure
Il Vicario Generale Mons. Giuseppe Marra
Ruolo: Coordinatore principale, rappresenta il Vescovo in tutti gli atti ordinari di governo.
Profilo: sacerdote di lunga esperienza, riconosciuto equilibrio, capacità amministrativa e pastorale.
Interpretazione strategica: Torriani sceglie un Vicario Generale solido e prudente, garante di continuità e di stabilità istituzionale.
Questo gli consente di: mantenere fiducia e serenità nel presbiterio, concentrarsi sulle linee di rinnovamento senza creare fratture, avere una “cerniera” tra la nuova visione e la storia recente della diocesi.

La riforma graduale
Il Vicario per gli Affari Generali e Moderatore della Curia Don Giovanni Barbara
Ruolo: gestione amministrativa e coordinamento operativo degli uffici di Curia.
Profilo: sacerdote giovane, dinamico, capace di sintesi organizzativa e relazionale.
Interpretazione strategica: Questa nomina punta a modernizzare la Curia: più efficiente, trasparente, orientata al servizio.
Il Moderatore diventa figura-chiave per razionalizzare processi interni, facilitare la comunicazione tra Curia e parrocchie, sostenere il principio di accountability ecclesiale (chiarezza nelle decisioni e nelle spese).
La Curia “sinodale e snella”
Il Vicario per “Annuncio e Vita della Chiesa” – Don Rosario Morrone
Ruolo: animazione pastorale, formazione, catechesi, liturgia, pastorale familiare.
Profilo: sacerdote esperto, teologicamente preparato, radicato nella vita parrocchiale.
Interpretazione strategica: Il titolo unisce annuncio e vita ecclesiale: Torriani vuole superare la separazione tra “dottrina” e “pratica”, tra “formazione” e “esperienza di fede”.
Don Morrone è scelto per una pastorale integrata, che unisca: Parola, sacramenti e carità; Formazione e spiritualità; Comunità e missione.
L’evangelizzazione non teorica
Il Vicario per “Carità, Vita Sociale e Custodia del Creato” Don Girolamo Ronzoni
Ruolo: coordinamento di Caritas, pastorale sociale e ambientale.
Profilo: sacerdote con sensibilità per la dottrina sociale e per la pastorale del territorio.
Interpretazione strategica: Questo è il settore che più riflette il magistero di Papa Francesco: Chiesa povera per i poveri.
Don Ronzoni diventa il punto di riferimento per: promuovere giustizia sociale; accompagnare le fragilità; sviluppare una coscienza ecologica e civile.
Una diocesi “in uscita”
Il Vicario per il “Clero” Don Stefano Cava
Ruolo: accompagnamento dei presbiteri e diaconi, cura della fraternità e della formazione permanente.
Profilo: sacerdote con capacità relazionali e sensibilità per la vita presbiterale.
Interpretazione strategica: Torriani affida questo compito a un prete che sa ascoltare e accompagnare, non a un burocrate.
È un segno di attenzione alla dimensione umana e spirituale del clero, oggi spesso in affanno. La cura del presbiterio diventa il primo atto di “carità pastorale”.
La comunione presbiterale
Il Vicario per la “Vita Consacrata femminile” e Referente per la “Tutela dei Minori” Don Raffaele Leto
Ruolo: accompagnamento delle religiose e coordinamento della prevenzione e tutela.
Profilo: sacerdote giovane, sensibile, attento alla dimensione etica e affettiva della pastorale.
Interpretazione strategica: Mons. Torriani unisce due ambiti apparentemente distanti: vita consacrata e tutela dei minori.
In realtà, li collega sotto il principio della cura delle relazioni e della fiducia. Vuole una Chiesa che: accompagni le consacrate come risorsa spirituale; custodisca la dignità di ogni persona vulnerabile; sia affidabile agli occhi della società civile.
La sensibilità contemporanea
Il Segretario del Consiglio Episcopale Don Antonio Colosimo
Ruolo: supporto organizzativo, memoria istituzionale e raccordo tra i vicari.
Profilo: prete preciso, discreto, di fiducia.
Interpretazione strategica: La figura del segretario non è solo tecnica: è garante della collegialità. Serve a mantenere unità e continuità nelle decisioni. Torriani vuole evitare personalismi e dispersione.

Il metodo di lavoro collegiale
In sintesi: il “modello Torriani”:
| Dimensione | Linea di fondo |
| Struttura | Pastorale per settori missionari, non per uffici |
| Metodo | Discernimento, sinodalità, gradualità |
| Obiettivo | Comunione per la missione |
| Stile di governo | Partecipativo, concreto, orientato al servizio |
| Priorità | Evangelizzazione, carità sociale, cura del clero, tutela e trasparenza |
La conclusione
Mons. Torriani si mostra un pastore “organico”, capace di visione e realismo: sta costruendo una diocesi che non “gestisce”, ma discerne, accompagna e serve. Il suo metodo è sinodale nella forma, pastorale nel contenuto e riformatore nello spirito.
Mons. Alberto Torriani, con la costituzione del nuovo Consiglio Episcopale e la nomina dei Vicari, ha manifestato un metodo di governo ecclesiale fondato sul discernimento, sulla corresponsabilità e sulla comunione operativa.
La scelta delle persone rivela attenzione alla competenza ministeriale, all’equilibrio tra esperienza e rinnovamento e alla integrazione dei diversi ambiti della missione.
Il Vescovo ha valorizzato figure autorevoli e complementari, in grado di coniugare fedeltà alla tradizione e apertura ai processi di rinnovamento.
La riorganizzazione dei settori pastorali — Annuncio, Carità, Clero, Vita consacrata e Affari generali — risponde a una logica di Chiesa sinodale, dove ogni servizio è inteso come partecipazione al governo e alla missione.
Missionaria e trasparente
La strategia che emerge è quella di una diocesi missionaria, corresponsabile e trasparente, in cui la Curia diventa strumento di comunione e non centro di potere. L’Arcivescovo punta a un modello di guida pastorale più che amministrativo, che coniuga riforma e continuità, efficienza e prossimità, spiritualità e concretezza.
In questa prospettiva, il rinnovamento delle strutture è orientato a rendere visibile una Chiesa che annuncia, accompagna e serve, attenta alla dignità di ogni persona e capace di leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo.
Mons. Alberto Torriani adotta un metodo di governo fondato sul discernimento, sulla corresponsabilità e sulla comunione. Le sue nomine esprimono equilibrio tra continuità e rinnovamento, competenza e spirito missionario. Riorganizzando la diocesi per settori pastorali, costruisce una Chiesa sinodale e partecipativa.
La sua strategia punta a un modello di guida pastorale, non burocratica, orientata al servizio e alla trasparenza. Ne emerge una comunità che annuncia, accompagna e serve, fedele al Vangelo e attenta ai segni dei tempi.
Corresponsabilità e comunione
Con le nuove nomine dei Vicari, l’arcivescovo sta dando forma a uno stile di Chiesa fondato sulla corresponsabilità e sulla comunione. Non si tratta di una semplice riorganizzazione, ma di un vero e proprio cammino di discernimento: ogni scelta nasce dall’ascolto, dal riconoscimento delle competenze e dal desiderio di far crescere una comunità più partecipativa.
La diocesi di Crotone-Santa Severina si presenta così come una Chiesa sinodale, dove la Curia diventa strumento di servizio e non di potere, e dove ogni ambito – dall’annuncio alla carità, dal clero alla vita consacrata – è parte di un’unica missione.
Lo stile di Mons. Torriani è sobrio e concreto: privilegia la vicinanza alle persone, la trasparenza delle decisioni e la passione per il Vangelo. Il suo obiettivo è chiaro: costruire una Chiesa che annuncia con gioia, accompagna con tenerezza e serve con umiltà, in ascolto dei segni dei tempi e radicata nella speranza cristiana.
* Diacono (Analisi indipendente)
































