La piscina olimpionica chiude nuovamente i battenti a distanza di appena tre anni dalla sua riapertura. L’altro impianto, quello del Pertini, è anche chiuso. Due piscine ferme, ed una terza in costruzione. Ce n’è davvero bisogno?
> di Francesco Placco
La decisione era nell’aria, e le minacce di “far saltare il banco” si sono susseguite spesso, negli ultimi mesi. Alla fine è successo: la piscina olimpionica di Crotone chiuderà nuovamente i battenti a seguito del recesso dalla concessione annunciato da una delle due società sportive che gestisce l’impianto. Una decisione che verte su un primo punto fondamentale che riguarda i costi di gestione troppo onerosi, sui quali si è poi sviluppata una sceneggiata crotonese nelle quali tutti hanno ragione e nessuno ha torto.
La nuova chiusura
Fatto sta che la piscina chiude di nuovo, alla faccia degli atleti e del titolo di città dello sport che tanto ci affanniamo ad autoassegnarci. Inutile ripetere le vicende interne tra le due società sportive ai ferri corti già da mesi, che avranno altri sviluppi avendo intrapreso le vie legali.
Ma vale la pena ricordare che la questione dei costi di gestione dell’impianto fù di centrale importanza anche nel 2019, quando la Procura di Crotone indagò proprio sull’affidamento della piscina olimpionica.
Sono trascorsi quasi 6 anni esatti da quella chiusura, nella quale si accertò non solo un affidamento diretto illegittimo, ma anche l’accollamento degli onerosi costi gestionali al Comune di Crotone che invece avrebbe dovuto sostenere il consorzio.
Parliamo di un danno erariale da oltre 1 milione di euro, al punto che venne detto, in conferenza stampa, che “il privato dettava le regole” ed il Comune le eseguiva.
Perché un’altra?
La circostanza di oggi è diversa, ma il fulcro dei costi di gestione rimane. Ed allora non possiamo far altro che chiederci: se non riusciamo a tenere aperta una piscina, perché costruirne un’altra?
Non è una domanda retorica nè banale, perché le utenze in città sono quelle, e se non si riesce a coprire i costi di gestione di un singolo impianto difficilmente si potrà farlo con due, o addirittura con tre contando la piscina del Pertini, gestita dalla Provincia e chiusa da tempo, grossomodo per lo stesso motivo (al quale si somma la necessità di ristrutturare gli ambienti).
I lavori presso l’ex piscina Coni, in pieno lungomare, sono fermi. Il progetto, presentato nel 2023, è stato già al centro di una sospensione da parte del Tar e di un approfondimento da parte della Procura.
I 450 giorni per completare i lavori sono già passati, ed al momento sono state realizzate solo le fondamenta. C’è dunque tempo per fare una riflessione seria e magari anche un passo indietro: perché è evidente che perseverare nella costruzione di un impianto così oneroso non sembrerebbe la scelta giusta.
Le tante altre cose
Quell’area poteva essere tante altre cose, come una piazza sul mare, un’estensione della passeggiata del lungomare, che è stretto ed ingombrato in molti punti.
La città ha bisogno di spazi aperti, non di strutture belle ma inaccessibili. E questo era stato già detto mesi fa, ma l’ostinazione nella costruzione di una nuova piscina ha prevalso contro ogni ragione.
L’amministrazione comunale sta pagando caro il prezzo del suo “decisionismo” senza se e senza ma. Dalla vicenda degli alloggi popolari in Via Israele allo smantellamento della “vasca” realizzata alla fine di Via Venezia, il voler fare per forza sta provocando stalli ed impàsse su più fronti.
La ricostruzione dell’ex piscina Coni ci rientra a pieno titolo, ed oggi più che mai è necessario un passo indietro perché il rischio è quello di trovarci tra le mani una bella struttura chiusa dopo aver speso milioni per realizzarla.
Proprio come la piscina olimpionica.































