Il senso di responsabilità del 10 novembre ha prevalso sul senso di responsabilità del 28 ottobre. Ed il senso delle non-dimissioni del sindaco di Crotone è che si è arrogato il dovere di “servirci”, che assomiglia più ad un volere di cattivo gusto.
> di Francesco Placco
Poco ci mancava che nello stringato comunicato con cui ha ritirato le sue dimissioni, Vincenzo Voce non includesse anche l’adagio democristiano “solo se saremo uniti saremo forti“, attribuito direttamente ad Alcide De Gasperi. Perché, se lo avesse fatto, il comunicato sarebbe stato tale e quale all’illustre precedente di un altro sindaco pitagorico, Peppino Vallone, che nell’agosto del 2012 annunciò e ritirò le sue dimissioni per “senso di responsabilità“.
La responsabilità
Le dimissioni di Vallone durarono 15 giorni, quelle di Voce sono durate un po’ meno, 13 giorni. Ma il succo del discorso è sostanzialmente lo stesso, seppur espresso con parole differenti: un sindaco ritira le sue dimissioni per “senso delle istituzioni”, per “responsabilità”, ma sopratutto dopo aver “ascoltato la gente”.
Espressione molto generica, che spesso coincide con l’ascoltare solo le proprie campane, i propri sostenitori.
E meno male che era stato lo stesso sindaco ad affermare che “quando solo le parole non bastano, occorre il gesto“, sottolineanche che “ritengo doveroso compiere un passo indietro per senso di responsabilità istituzionale”.
Quella responsabilità istituzionale deve però aver lasciato il posto a qualcos’altro, al punto da sparire del tutto nella nota con cui si annuncia il passo indietro.
Il rispetto
Così come è sparito completamente il motivo che aveva portato a queste dimissioni, ossia l’aggressione fisica a danno di un consigliere di maggioranza. Di tutto ciò non si parla, non si rinnovano neppure le scuse: semplicemente si glìssa, perché evidentemente l’interesse a tornare sindaco era (ed è) più forte della responsabilità attribuita alla carica.
Una dignitosa uscita di scena ha lasciato il posto ad una indegna giravolta, giustificata con la volontà di “servirci” e motivata dalle false pretese di stabilità e continuità avallate dai consiglieri di maggioranza.
Il mandato dell’esecutivo è comunque in scadenza, e bisognerà vedere il risultato di questa mossa, da qui a qualche mese, in termini elettorali.
Il colpo di spugna era ampiamente annunciato, mentre qualche colpo di scena potrebbe ancora accadere. Ad esempio, i consiglieri di minoranza potrebbero dimettersi (circostanza che non porterebbe allo scioglimento del Consiglio Comunale), e potrebbe addirittura intervenire il Prefetto, essendo ancora in essere la denuncia per aggressione (che non implica il decadimento dalla carica, pur rappresentando un fatto particolarmente grave).
Se si parla di rispetto per le istituzioni, sarebbe il minimo.































