Per evitare alla Calabria una pessima figura a livello nazionale e internazionale il tempo stringe, occorre essere lucidi e risoluti. Il museo del rock di Steven Tyler deve necessariamente vedere la luce. Lo abbiamo promesso all’artista e lo dobbiamo ai calabresi. La vicenda riguardante il progetto museale arenatosi a Cotronei, ha del surreale.
> di Francesco Colonnese*
Nel 2010 Steven Tyler ricevette la cittadinanza onoraria di Cotronei, paese d’origine del nonno. Tre anni dopo vi si recò di persona, accogliendo di buon grado l’idea di realizzare un museo del rock a lui dedicato e una scuola di musica per giovani in difficoltà.
Il progetto, da realizzare nel Palazzo Bevilacqua, edificio associato originariamente alla famiglia del cantante, ottenne nel 2022 un finanziamento regionale di 1,3 milioni di euro, dopodiché comincia l’odissea.
Un’odissea “poco rock”
Un’odissea “poco rock”, costituita da ritardi e rimpalli di responsabilità da parte degli amministratori locali a cui ha fatto seguito la diffida da parte dell’artista a essere accostato al progetto e soprattutto un’indagine della Procura di Crotone che vede oggi coinvolti il sindaco di Cotronei, nonché il primo cittadino suo predecessore e altri 13 indagati. Questo caso, negli ultimi giorni, è salito alla ribalta della stampa nazionale e ha destato un certo clamore.
Al di là degli sviluppi in merito all’inchiesta che competono esclusivamente alla magistratura, ciò che in questa storia deve interessare la classe politica locale e i cittadini calabresi è il danno reputazionale alla nostra terra derivante da questa vicenda, i suoi risvolti sociali e culturali, le mancate opportunità riscontrate a 12 anni dall’idea brillante del museo e soprattutto la macchia sull’immagine della Calabria rappresentata dalla diffida di uno dei mostri sacri del rock, un vero e proprio pezzo di storia della musica.
Perché su questo punto occorre essere chiari, non stiamo parlando del capriccio dell’influencer di turno che al lido di Soverato o a Diamante non ha trovato a Ferragosto ostriche e crudi di qualità, stiamo parlando di uno dei 100 migliori cantanti di tutti i tempi secondo Rolling Stone, un’icona planetaria, vincitore di 4 Grammy (gli Oscar della musica) e soprattutto la voce di Walk this way, Dream on, Crazy, Don’t want to miss a thing e tante altre.
Un colosso della musica legato per origini familiari a Cotronei che aveva garantito il supporto alla scuola di musica con la promessa peraltro di portare al museo come testimonial d’eccezione anche sua figlia, l’attrice Liv Tyler, interprete di grandi successi sul maxi schermo.
L’indignazione dei calabresi
Questo caso che ha suscitato una certa indignazione tra calabresi va gestito nel più breve tempo possibile. Le persone giuste per farlo ad avviso dello scrivente sono il Presidente Occhiuto, che proprio in questi giorni ha nominato la nuova Giunta ed il cantautore Dario Brunori, calabrese Doc, vincitore del premio per il miglior testo all’ultimo festival di Sanremo.
Al Presidente Occhiuto in questa situazione è giusto chiedere di prendere in mano la situazione a seguito di un’approfondita ricognizione sui fondi stanziati per l’opera e in generale sugli sviluppi dell’intera vicenda.
A questo punto è giusto chiedersi se l’idea del museo del rock a Cotronei sia ancora la strada maestra oppure se vadano indagate altre soluzioni in altre località, ad esempio Crotone.
Se ci fossero effettivamente le condizioni per realizzare il progetto previsto originariamente è sacrosanto che il museo sorga a Cotronei, ma se dopo 12 anni si dovesse costatare che non ci sono più i presupposti o la volontà per realizzare un museo all’avanguardia a Palazzo Bevilacqua probabilmente sarebbe il caso di pensare ad un Piano B.
La mediazione “gentile”
Ciò che è certo è che vanno rotti gli indugi. Proprio in quest’ottica, il contributo di un grande artista come Dario Brunori potrebbe rappresentare una sorta di mediazione gentile tra la famiglia del frontman americano, la comunità locale, il tessuto sociale, il mondo della musica e della cultura.
Al cantautore non mancherebbero l’intelligenza e l’ironia per contribuire a superare lo stallo e gli imbarazzi magari mettendosi in contatto con l’artista statunitense in prima persona o mandando un video alla rock star per contribuire a traghettare tutti i protagonisti di questa triste vicenda verso più miti consigli.
In fondo tra musicisti parlano la stessa lingua e a dirla tutta, Brunori avrebbe anche la stoffa per dirigere un museo dedicato a Tyler ed al rock.
Ad ogni buon conto, è giusto che Occhiuto, Brunori, l’avvocato Nino Grassi, cugino del cantante americano, e qualunque altro player ritrovino l’intesa sul progetto museale (con il placet di Tyler) per il bene della collettività, per la reputazione del popolo calabrese e in particolare per tutte le ragazze e i ragazzi della regione appassionati di musica e degli Aerosmith.
La realizzazione di un nuovo museo è un’occasione che non può essere gettata alle ortiche in questo modo. I musei in Calabria vanno tutelati tutti e sostenuti con l’aiuto di tutti. Senza paura di niente e di nessuno.
* Avvocato, già consigliere comunale di Fiumefreddo Bruzio































