La fuga dei giovani, le prefiche e la povertà educativa in una Crotone dove manca tutto: pure il futuro

in Diderotto
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Ho solo domande. E, forse, un’unica risposta. Giorni fa una ricerca del Sole 24 Ore ha presentato un quadro di Crotone in cui mancavano solo le prefiche. Numeri di disoccupazione giovanile allarmanti, fuori range non solo per i livelli europei ma anche per quelli italiani, Sud e Isole compresi. Forbice inspiegabile poi fra i laureati, che in maggioranza emigrano e non tornano più, ed un presunto alto tasso di imprenditorialità giovanile, laddove, molto probabilmente, “si mmiscanu alichi e pisci”, confondendo pizzerie e servizi con Imprese (nessuno è iscritto a Confindustria!).

» di Diderotto

Impietosa chiosa “triste, solitaria y final”: ma l’emergenza è la “povertà educativa”. Mmeh! Non ho motivo di dubitare dei dati della ricerca. E, certo, la situazione ha genesi risalente e, quindi, interpella la Politica, fantasma evocato ma ormai fuggito verso altri palcoscenici.

Non è malanimo, è sconforto. Ovvio che strade, cunette, rifiuti, bonifica (sì e no), arredo urbano, costituiscono obiettivi ovvi di una qualunque Amministrazione, ma non è possibile affogare nel quotidiano senza costruire una prospettiva.

Non abbiamo i mezzi per ipotizzare un futuro accettabile

E per Crotone la prospettiva non può poggiare i piedi nel presente, pena il fallimento già in preventivo. A noi servono addirittura le precondizioni per partire, in quanto non può sfuggire a nessuno che dato lo stato attuale non abbiamo i mezzi per ipotizzare un futuro accettabile.

Le Industrie sono esterne al luogo, e non hanno obbligo alcuno di avere “pensate” sociali. Il Porto è eterodiretto da un’Autorità sul Tirreno. L’Aeroporto stessa cosa (il Tirreno deve presentare condizioni più favorevoli dello Jonio).

Strade e Ferrovia non sappiamo neppure dove alloggino, ma, ben che vada, hanno testa a Roma. Mi pare ovvio che già così non contiamo una mazza. Ed allora serve uno sforzo d’immaginazione.

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Se questo è, chi dovrebbe pensare il Futuro di Crotone?

E però, in piena trance visionaria, mi si è parato davanti il macigno ineliminabile: i numeri in emergenza della “povertà educativa”.

Se questo è, ed è asseverato in maniera inequivocabile, chi dovrebbe pensare il Futuro di Crotone?

Anche le ultime elezioni amministrative si sono messe a congiurare, promuovendo Tribù con solo lontanissimi lampi di competenza in omaggio ad una “familiarità” che noi umani sappiamo dove dovercela “scaffare”, ma che pare sufficiente alle mandrie.

Chiedersi “quale Futuro”, a questo punto, diviene domanda irrilevante! Ed allora? Meglio andare via, anche per evitare il contagio.

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