C’è gente che scrive perché fa figo, altra che scrive ad orecchio, altra ancora perché interessata a qualcosa. Solo poca perché sa di cosa parla. Non sono riuscito ad inquadrare a quale di queste categorie rispondano Confindustria (presumo di Catanzaro), Ance, Confcommercio e Confartigianato (queste sicuramente di Crotone), che esprimono “grande preoccupazione per la situazione di incertezza amministrativa determinatasi nel Comune di Crotone”.
> di Diderotto
Partiamo col dire che “la situazione di incertezza” è figlia legittima di un’aggressione fisica del Sindaco di Crotone ad un “suo” Consigliere di maggioranza, che, peraltro, ha sporto per l’effetto formale querela, e che ha indotto il Sindaco a dare le dimissioni.
Da ciò si apre una alternativa.
Le ipotesi in campo
Prima ipotesi. Il Sindaco, impietosito dalle preghiere accorate di alcuni, ritira le sue dimissioni. Farà una figura da “chiachiello”, ma ritornerà tranquillamente in scranno e tutto riprenderà come prima.
Seconda ipotesi. Il Sindaco, duro di cuore ed insensibile alle “grida di dolore” a lui rivolte, non ritira le dimissioni. Sarà eticamente ineccepibile e provocherà l’arrivo non di Attila, ma di un Commissario prefettizio, che, in ogni caso, dovrà ottemperare e dare continuità operativa a tutti gli interventi programmati ed avviati.
Tra l’altro, dovendosi votare ad Aprile/Maggio 2026 per il rinnovo del Consiglio comunale, a Febbraio prossimo, cioè fra circa tre mesi, si andrà in gestione ordinaria dell’esistente, senza possibilità di cantierare alcunché di nuovo.

La valutazione etica
Si tratta di resistere più o meno 90 giorni allo stallo di legge dell’attività frenetica sviluppata sinora.
Nessun pericolo, insomma, per il tessuto economico e sociale della Città. Se è proprio questo che preme alle Associazioni di categoria.
Piuttosto resta scoperta, nell’accorata preoccupazione delle sullodate associazioni, la valutazione etica dell’aggressione, derubricata a quisquilia e rimossa dall’interesse pratico.
Non vorrei fosse un riflesso condizionato degli imprenditori verso i rapporti di subalternità, altrimenti qualificabile come “machismo padronale”.
































