Esegesi di una giornata straordinaria. Il Sindaco Voce ieri ha aggredito fisicamente un consigliere della sua maggioranza. Oggi, con un comunicato stampa, pare rassegnare le dimissioni, mantenendo, però, sostanzialmente il punto sul suo comportamento: “…quando solo le parole non bastano, occorre il gesto”.
> di Diderotto
Conferma, quindi, a pieni polmoni e non nega ipocritamente che l’aggressione c’è stata e c’è stata con sentimento. Per alcuni versi la cosa gli fa onore. Non tenta di mentire spudoratamente, anzi rivendica quasi la necessità delle vie di fatto, giustificandola con l’insopportabilità dell’opposto parere del suo consigliere. I punti di vista stridevano troppo fastidiosamente.

Il dubbio sul gerundio
Continua il comunicato: “Le Istituzioni devono essere sempre esempio di equilibrio e rispetto, valori che oggi intendo riaffermare presentando le mie dimissioni”.
L’uso del gerundio, in verità, non depone per una interpretazione definitiva delle sue dimissioni. “Presentando”: quando? Già al momento del comunicato? In seguito? Certo non voglio pensare che affermi con gravità un doveroso atto di responsabilità e, nel contempo, gli applichi le rotelle per la retromarcia.
Non sarebbe neppure un trucco da illusionista, ma uno sbracamento da quaraquaquà. E noi abbiamo il dovere di credere che il Sindaco Voce sia “come Bruto uomo d’onore”.
Conclude lo scritto: “Auspico che questo gesto (le dimissioni, ndr.) restituisca un clima di serenità politico-amministrativa di cui la città in questo delicato momento ha bisogno”.
Per quanto a mia conoscenza, il clima di serenità politico-amministrativa, a dimissioni irrevocabili presentate (o no?) e Consiglio comunale scaduto (o no?), sarà appannaggio di un Commissario governativo da nominare. È quindi inutile evocare un clima che, magari, sarebbe servito più ora.

La reazione manesca
E però resta scoperto il nervo della reazione manesca, che dev’essere figlia di una motivazione che travalica il casus contingente e diviene espressione di uno stress che ha radici antiche.
Non credo che il Sindaco Voce, come diciamo a Crotone, sia duc’i sale, ma l’accozzaglia di cannibali (con qualche rada eccezione) che ne hanno sorretto la maggioranza ha messo a durissima prova la tenuta del Primo Cittadino.
Non gli hanno dato tregua, lo hanno incalzato con le richieste più voraci e fantasiose, ognuno ha voluto qualcosa, tutti forti del potere ricattatorio dato dai numeri relativi, se non proprio striminziti, che tenevano in vita il “mostro” arcobaleno.
E lui ha tenuto, ha tenuto fino a logorarsi oltre la normale sopportazione. Ha scoppiatu e ha fatt’a botta.
Ebbene fattene una ragione Sig. Sindaco, sic transit Gloria mundi, ma permettimi di dire una sola cosa: non ti venga in mente di rimangiarti l’atto di rispetto verso l’Istituzione comunale, perché, in tal caso, sveleresti l’assoluta mancanza di stima verso l’intera cittadinanza. E non te lo perdonerebbe. Stanne certo.
































