Al Teatro delle Arti di Celico il procuratore di Napoli Nicola Gratteri è intervenuto alla serata conclusiva del Celico International Arts Festival, richiamando l’attenzione sulla necessità di una narrazione più attuale del fenomeno mafioso. «La cinematografia deve contribuire alla crescita del territorio e della persona», ha affermato, sottolineando come oggi esista una mafia più evoluta, capace di muoversi nel dark web e di intrecciare relazioni con politica, istituzioni e professioni.

Un incontro atteso
L’incontro, tra i più attesi della rassegna, ha chiuso una manifestazione che dal 23 al 31 maggio ha animato il borgo della Presila cosentina con 18 appuntamenti gratuiti, tra cinema, letteratura e musica.
Sul palco si sono alternati ospiti di primo piano come Ornella Muti, la poetessa Innu Joséphine Bacon, Francesco Costabile e il regista canadese David Cronenberg, presidente onorario del festival insieme ai codirettori artistici Antonio Nicaso e Donato Santeramo.
Il talk, dedicato al tema “Mafia tra realtà e rappresentazione”, ha acceso il confronto sul rischio di mitizzazione del male attraverso cinema e televisione. Nicaso ha evidenziato come il racconto potente delle mafie possa trasformarle in personaggi estetici e quasi in un marchio narrativo, rendendo sottile il confine tra denuncia e glorificazione.
La lotta alla criminalità
Nel suo intervento, Gratteri ha offerto anche una riflessione su Napoli, definita una città ricca di cultura, solidarietà e presidi sociali, ma anche segnata dalla violenza criminale.
Il magistrato ha parlato dei risultati ottenuti nel contrasto alla criminalità, dei dati sulla videosorveglianza e delle nuove forme di controllo del territorio, soffermandosi anche sul peso degli errori urbanistici nella nascita di certi contesti degradati.
Al dibattito hanno preso parte anche il vicedirettore di Rai Fiction Ivan Carlei, l’attore Cesare Bocci e il regista e sceneggiatore Paolo Girelli. Il festival, promosso dal Comune di Celico con l’Università della Calabria e il Comune di Cosenza, ha chiuso così un’edizione dedicata alle “Alchimie Creative”, nel segno dell’eredità visionaria di Gioacchino da Fiore.


























