Sei persone indagate, tre delle quali finita ai domiciliari e le altre sottoposte al divieto di dimora nel reggino: a tutte la Procura Locale contesta, a vario titolo, il reato di pubblica intimidazione con uso di armi. Le misure sono state eseguite, su ordine del Gip, nel quartiere popolare di Arghillà Nord.

Il raid del primo gennaio
Le investigazioni, condotte dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri del capoluogo fanno ritenere di aver fatto luce su degli episodi gravissimi caratterizzati dall’impiego di armi da fuoco per condizionare il territorio.
L’ipotesi è che i sei indagati, nella notte del primo gennaio scorso, insieme a un minorenne, abbiano portato per strada due pistole e almeno quattro fucili con tanto di munizioni, esplodendo in successione circa un centinaio di colpi.

Le telecamere bersagliate
Ricostruendo la dinamica degli eventi, sarebbe emerso che parte dei proiettili sia stata esplosa ad altezza d’uomo e indirizzata contro una lavatrice usata come bersaglio improvvisato, generando una situazione di pericolo concreto e di forte allarme sociale tra i residenti.
Le indagini – effettuate con sofisticate attività tecniche e di riscontro sul campo – hanno inoltre portato ad individuare i presunti responsabili di altri danneggiamenti avvenuti tra gennaio e maggio di quest’anno, quando sono state rese inservibili, a colpi di pistola, diverse telecamere di videosorveglianza installate nell’area. L’intento evidente sarebbe stato quello di azzerare i controlli e garantire l’impunità alle condotte illecite.
































