La Regione Calabria mette in campo un intervento strutturato a sui dire per proteggere i cittadini più vulnerabili, trasformando i fondi europei in aiuti. È stato infatti attivato ufficialmente il Buono servizio per il contrasto alla povertà, una misura che conta su una dotazione finanziaria complessiva di oltre 9,5 milioni. Si tratta di risorse destinate a supportare i nuclei familiari in condizione di fragilità economica nel pagamento delle rette di accesso alle strutture socio–assistenziali residenziali e semiresidenziali, come centri diurni, comunità alloggio e case di riposo, dislocate sul territorio.

Il riparto sul territorio
Il provvedimento è finanziato attraverso il Programma Regionale Calabria Fesr Fse+ 2021-2027 ed entra ora nella sua fase operativa. Per la prima annualità 2026 sono già stati stanziati 6,5 milioni di euro, suddivisi tra i 32 Ambiti Territoriali Sociali della regione.
La ripartizione si basa su criteri oggettivi legati alla popolazione residente, alle prese in carico e ai posti accreditati. I restanti 3 milioni di euro garantiranno la copertura della seconda annualità per il 2027.
Guardando ai capoluoghi, all’ambito di Reggio Calabria vanno 641.510 euro, a Cosenza 608.021 euro, a Catanzaro 600.059 euro, a Crotone 208.673 euro e a Vibo Valentia 184.958 euro.

I diritti e il ruolo delle donne
Dietro i numeri del decreto si nascondono le necessità quotidiane di molte persone in difficoltà. L’assessore al Welfare e inclusione sociale, Pasqualina Straface, sostiene il valore dell’iniziativa evidenziando come questo bonus possa rappresentare un atto di equità sociale.
“Questo buono servizio è pensato per garantire il diritto alla cura dei nostri anziani, delle persone con disabilità e dei minori vulnerabili, senza che il costo delle rette diventi un peso insostenibile per i nuclei familiari”, ha commentato Straface.
L’esponente politico ha inoltre aggiunto che la misura possiede una forte valenza di genere, poiché alleggerisce il lavoro di cura domestica che ricade prevalentemente sulle donne della nostra terra.

Integrazione e continuità
I fondi stanziati per questa misura sono interamente aggiuntivi e non sostituiscono le politiche sociali ordinarie della Regione. La programmazione del Fondo Nazionale e del Fondo Regionale delle Politiche Sociali era già stata approvata in anticipo il 12 febbraio scorso, con un volume di quasi 30 milioni di euro destinato ai servizi territoriali, alle dimissioni protette e al programma Pippi.
L’assessore Straface ha sottolineato che la macchina amministrativa è pronta a monitorare la risposta dei territori e ad aumentare la dotazione finanziaria complessiva qualora i fabbisogni delle comunità locali lo richiedessero, garantendo un welfare di prossimità efficace.
I requisiti e le domande
Il buono consiste in un contributo pubblico personale e non cedibile, erogato direttamente alla struttura accreditata scelta dalla famiglia per una durata massima di 12 mensilità nell’anno 2026.
Per accedere al beneficio economico viene richiesto un indicatore Isee del nucleo familiare non superiore a 25mila euro, insieme a un progetto individualizzato redatto dai servizi sociali che attesti il reale bisogno del beneficiario.
Nei prossimi giorni, a seguito della firma degli accordi di collaborazione tra l’ente regionale e i 32 Ambiti Territoriali Sociali, verranno pubblicati i singoli bandi per permettere ai cittadini di presentare le domande, che saranno inserite in graduatorie con priorità per i redditi più bassi.































